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Toccherà all’Ispra, l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, risolvere il giallo dell'inquinamento dei fondali del porto di Pescara. Infatti dovrà stabilire a stretto giro se le procedure utilizzate per le analisi del materiale del porto di Pescara sono idonee o meno.

 Un giudizio che riguarderà sia l'operato dell’Arta, l'Agenzia regionale di tutela ambientale,  che quello del laboratorio della provincia di Brescia incaricato dalla Procura della Repubblica dell’Aquila. Per l’Arta il materiale della darsena commerciale può essere versato a mare, una volta dragato, mentre per il consulente della Procura si tratta di materiale contaminato da Ddt e Naftalene e il versamento a mare non è possibile e proprio per questo si è arrivati al sequestro della draga Gino Cucco. L'Ispra dovrà assegnare ragione e torto, con ovvie conseguenze sul futuro del porto di Pescara e della sconcertante diatriba che si è aperta sulle analisi del mare pescarese.

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