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Reagire a calamità, rassegna nel Comune alle falde Gran Sasso

Da domenica 30 luglio a domenica 3 settembre

Quattro secoli di tradizione nell'arte della ceramica, famosa in tutto il mondo, per sconfiggere la paura e la crisi causata dai terremoti del centro Italia e dalla nevicata di gennaio scorso.

Il Comune di Castelli, nella provincia di Teramo alle pendici del Gran Sasso, messo in ginocchio dalle recenti calamità e dal conseguente rischio di spopolamento, punta su questo comparto per rilanciare un paese dove risiedono circa 1200 persone e che vive di produzione di ceramiche.

Con l'obiettivo di fare del comparto un nuovo collante della comunità e, soprattutto, un attrattore per i giovani, nasce la mostra d'arte intitolata, non a caso, "La tradizione del futuro".

L'evento verrà ospitato da domenica 30 luglio a domenica 3 settembre nei locali del Liceo Artistico "F. Grue". La mostra è caratterizzata da 250 opere di 80 autori.

Nel giorno di apertura, domenica 30 luglio alle 17, a incontrare la stampa saranno il sindaco di Castelli, Rinaldo Seca, l'ideatore dell'evento, Domenico Verdone, il curatore, Carlo Fabrizio Carli, e la dirigente d'istituto, Eleonora Magno.

Di seguito verrà inaugurato lo spazio espositivo, articolato in cinque ambienti differenti che rappresentano ciascuno una diversa epoca della Scuola.

Le opere verranno raccolte in un catalogo che verrà venduto e i cui proventi finanzieranno delle borse di studio per l'istituto che oggi conta un'ottantina di iscritti.

"Da secoli questo borgo vive di produzione e vendita di ceramiche, ora abbiamo la necessità di tenere legata una comunità giovane che, altrimenti, non avrebbe più motivi per vivere qui" sottolinea il primo cittadino, particolarmente sensibile al tema dei giovani, non avendo ancora compiuto trent'anni.

"Dobbiamo creare reddito dalla tradizione d'arte e trasmettere le conoscenze dell'artigianato perché il nostro torniante più giovane oggi ha cinquant'anni".

L'ideatore Verdone ricorda come la ceramica di Castelli abbia avuto "dalla metà del Cinquecento e per i successivi due secoli e mezzo l'apice della tradizione legata alla qualità del prodotto, con lavori che oggi sono al Louvre come al British Museum".

Nel secondo dopoguerra si era abbassata la qualità barattando ceramiche con prodotti alimentari.

"Da lì si è ripartiti inventando il Villaggio artigiano, la Bottega pilota e da 3 fabbriche siamo arrivati al massimo storico di 52 'fuochi' accesi e 210 addetti".

La preside fa notare che l'istituto "si trova in un luogo geograficamente decentrato, ma è anche un luogo in cui è più facile entrare in contatto con soggetti e realtà non provinciali, e così è sempre stato". (ANSA).

Una mostra con 250 opere di 80 autori per celebrare i 110 anni della Scuola d'arte e lottare contro le conseguenze del post-sisma: Castelli, il comune del Teramano alle pendici del Gran Sasso, riparte dalle 'sue' ceramiche che lo hanno reso famoso nel mondo.

L'esposizione 'diffusa' che coinvolge tutte le botteghe presenti nel paese è stata inaugurata il 30 luglio e gli organizzatori ne parlano come un "dono".

Ma il sindaco, Rinaldo Seca, che guida una giunta composta da giovani sotto i trent'anni, lancia un allarme: "Si parla sempre di Castelli, poi la politica quando deve prendere le decisioni se ne dimentica. Anche il nostro glorioso liceo rischia tagli. La scuola va strutturalmente difesa.

Serve attenzione costante. Il liceo non ha solo 110 anni di storia, è un modello di resistenza delle aree interne". La mostra è aperta dal 31 luglio, tutti i giorni, fino al 3 settembre dalle 9 alle 19 e si snoda negli spazi più significativi. I laboratori ospitano opere di direttori, docenti e allievi.

All'allarme del sindaco si unisce quello della dirigente dell'Istituto d'arte, Eleonora Magno: "La scuola - dice - si trova in un momento critico, sarebbe irresponsabile non dirlo, anche in un momento come questo". Nella sede della scuola d'arte, che simbolicamente si trova nella parte più alta del paese montano, l'inaugurazione è caratterizzata da molte presenze, anche da altre città abruzzesi e da fuori regione.

Per quanto riguarda il comparto, sono 46 le fabbriche, in larga parte collegate a botteghe per la vendita presenti nel comune di 1200 abitanti. Anche se con il terremoto del centro Italia una quindicina di centri produttivi e botteghe sono inagibili.

"La mostra - conclude il sindaco - rende evidente quanto è stata forte e elevata l'offerta formativa di questa scuola".

tutti pazzi per la Civita

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