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Compagnia Teatro Immediato

 

Presenta

USCITA DI EMERGENZA

di Manlio Santanelli

regia Vincenzo Mambella e Enzo Spirito

con Enzo Spirito e Vincenzo Mambella

ULTIME REPLICHE

venerdì 27 e sabato 28 aprile ore 21:00 - domenica 29 aprile ore 18:00

presso i locali del Teatro Immediato in via Gobetti, 29 Pescara

Il Caleidoscopio, la ricca ed intensa stagione 2011/2012 del Teatro Immediato, si conclude con lo spettacolo Uscita di emergenza di Manlio Santanelli, uno dei più apprezzati drammaturghi partenopei contemporanei insieme a Moscato e Ruccello. Lo spettacolo è diretto e interpretato da Enzo Spirito e Vincenzo Mambella.

Uscita di emergenza è uno spettacolo surreale: è la storia di Cirillo e Pacebbene che, rimasti soli e senza casa per motivi differenti, decidono di andare a vivere in un quartiere di Napoli disabitato e colpito da un bradisismo. Due uomini, quattro mura che soffocano il respiro di un vissuto custodito in piccole e misere valigie.

Tre fragili sostegni che assicurano lo spazio ai sogni, ai ricordi, ad una incosciente normalità,  ad una flebile speranza. Due anime complementari irrisolte ed inespresse la cui umanità è contaminata dal sottosuolo: quello terreno e quello personale. Una finestra sospesa sul vuoto: diaframma tra le stabili incertezze dell’agire e la pericolante certezza dell’attesa. Sprazzi di rosso, che disegnano gli ultimi illusori legami con l’esterno.

Gatti che incombono con le loro voci familiari e minacciose: attori e testimoni speculari di esistenze imperfette. Una via di fuga tracciata dai binari della teatralità, della fantasia, della creatività.

Tutto questo mondo è Uscita di emergenza di Manlio Santanelli.

Messi a dura prova da un’esistenza difficile il sacrestano e l’ ex suggeritore vivono una quotidianità che assume ben presto toni ambigui e minacciosi, e instaurano tra loro un rapporto colmo di paradossi, al quale fa da contrappunto il  mondo esterno devastato dal terremoto.

Minacce, sospetti reciproci, equivoci e travestimenti costituiscono ormai il loro drammatico e ad un tempo clowenesco sistema di affrontare il vuoto quotidiano, non privo di tragica ironia racchiusa in picchi di assurdo che riporta ad atmosfere beckettiane e pinteriane.

Non accade nulla eppure accade ogni cosa, si racconta ogni sussulto dell’animo umano, si scava, attraverso il testo del drammaturgo napoletano, in una condizione di precarietà che risulta essere molto più di una contingenza materiale. Cirillo e Pacebbene diventano così maschere, icone al negativo, manifestazioni di una marginalità che non è solo quella dettata dalle necessità economiche ma è una condizione dell’animo, è uno stato d’essere.

Manlio Santanelli è il capofila del teatro post-eduardiano. Insieme a Annibale Ruccello e Enzo Moscato forma la nuova triade di autori  partenopei molto apprezzata dalla critica anche internazionale.

Per la sua approfondita, minuta analisi delle ragioni della conflittualità umana e sociale e di quella ricercata parodia del senso comune, tanto amata dalla drammaturgia dell’assurdo, viene comparato a Beckett e Pinter. Evidenziata altresì dalla critica una matrice vivianesca  nelle sue opere.

Raffinato indagatore delle discordanze, con uno sviluppatissimo gusto per le soluzioni paradossali, illogiche. Come ha insegnato la lezione di Beckett, la rete delle relazioni umane più comuni (familiari, amichevoli) è una trappola per conflitti paradossali ed è, per questo, un enorme serbatoio di materia drammaturgica ingigantito se restituito alle dinamiche interne di una coppia qualsiasi.

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