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Quando le motivazioni non sono di parte

di Tullio Parlante

Ogni tanto si legge anche di qualche ribaltamento di sentenza che non deve "per forza" essere giusta in rappresentanza del colore politico che la rossa Bologna esprime.

Apprezzamento legittimo del Consiglio di Stato dove evidenzia la particolarità delle motivazioni che hanno permesso la benedizione pasquale all'interno di aule scolastiche delle scuole primarie Fortuzzi, Carducci e medie Rolandino due anni fa.

Con il massimo rispetto di chi non condivide le nostre ideologie religiose, è ora di dire basta a questi pseudi rappresentanti di maestri genitori e comitati scuole, che - con quel loro modo di fare - riescono solo a creare imbarazzo all'indirizzo di tanti che non riescono a capire certe dinamiche che altro non fanno se non quello di esasperare gli animi.

Siamo un Paese laico, ma non possiamo dimenticare duemila anni di storia cristiana che ci ha accompagnato fino ai giorni nostri.

Togliere un legnetto dall'aula perché dà fastidio a chi non è cattolico, sembra l'ennesimo caso di asinata espressa da adulti che credono di essere sempre nel giusto. 

Certe situazioni - che abbiamo letto e riletto sui giornali - sono create ad arte da soggetti o pseudo educatori che per un semplice "lamento" di un non italiano, scatenano delle vere e proprie bagarre religiose senza motivo alcuno se fosse stato considerato diversamente dall'offesa religiosa.

Forse hanno bisogno - questi signori - di visibilità cartacea o video? Analizzando i fatti fin qui accaduti, qualche dubbio viene. 

Arroccarsi il diritto di decidere di fare o non fare una determinata cosa, che in bene o in male è parte integrante del nostro concetto di religiosità, porta chiunque a credere che quel modello di azione rientri in una logica illogica di valutazione nella determina di prese di posizioni.

Tuttavia, se nella rossa Bologna si comincia a ragionare qualitativamente su realtà che non dovrebbero neanche essere tenute in considerazione, si comincia a intravedere quella possibilità a che questi "personaggi" si limitino a fare quello per cui sono pagati.

Non a prendere iniziative che - coinvolgendo minori - rendono le cose più difficili in un normale e modesto rapporto tra simili di diverso orientamento religioso.

La rappresentazione della nostra cultura cristiana, non può scomparire solo perché ci sono personaggi che alimentano fonti di dubbio nella capacità di apprendimento di persone che "magari" anno altro a cui pensare.

Il modello di rispetto reciproco, vale per tutti. Se andiamo in casa di un musulmano - certamente - non chiederemo o pretenderemo che il Corano posto su un tavolo venga spostato dalla visione dei nostri meravigliosi occhi, ma sapremo essere d'ascolto al rispetto che meritano anche chi non la pensa come noi.

Compito dei docenti è insegnare ai ragazzi il vero modello di società dove vivono.

La religione è, e diventa cosa soggettiva quando sarà.

tutti pazzi per la Civita

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