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Un approfondimento sulle vicende giudiziarie abruzzesi

di Gino Di Tizio

Le inchieste in corso sulle vicende che coinvolgono la Regione Abruzzo meritano approfondimento e riflessione.

Sulla sua pagina di facebook il presidente della Regione Luciano D'Alfonso ha giudicato le recenti vicissitudini giudiziarie che sta subendo come un " rischio professionale", nella sua valutazione "destinato all’autodissoluzione”.

Lo ha detto, in diverso modo, anche nella riunione del Consiglio regionale, quando ha parlato delle varie inchieste in corso, ricordando, nell'occasione, anche le passate sue vicende giudiziarie che lo hanno visto alla fine assolto.

Tutto questo nel "massimo rispetto" della magistratura che anzi ha ringraziato perché con il suo attivismo metterebbe in bella evidenza anche i risultati dell'azione della sua amministrazione regionale.

In attesa di vedere se questa visione delle cose risponda alla verità di una regione che opera nel rispetto delle leggi ed anche della moralità ( che non sempre coincide con il codice penale, quando si tratta di fare scelte economiche o di assegnare poltrone), qualche osservazione sul "rischio professionale", a cui si sottoporrebbe chi fa politica nell'espletamento del suo mandato, penso sia giusto farla.

Scontato che non sbaglia solo chi non agisce, ma quando in ballo ci sono interessi delle comunità legate ad opere pubbliche da realizzare, o anche ad incarichi da assegnare per ruoli da cui dipendono le sorti di enti e di programmi importanti per tutti, bisognerebbe pensarci bene prima di correre qualsiasi "rischio", per usare la stessa parola del presidente.

Per essere subito chiaro non può far parte di un rischio giusto da correre, perché si presume fatto nel superiore interesse dei cittadini, cercare di indirizzare le cose in un senso, invece che nell'altro, favorendo interessi di amici o comunque di una consorteria particolare.

Più che di "rischio professionale" parlerei di un modo di interpretare il potere da parte di chi fa politica che viene messo in forte discussione proprio dalle inchieste in corso da parte dei magistrati.

Difficile dire come se ne uscirà fuori, ma trovo giustificate tante perplessità che nascono, aldilà di ogni eventuale responsabilità pensale, da quello che sta emergendo.

E non si tratta, comunque, di un quadro raffigurante per i cittadini abruzzesi.

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