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Solito grande clamore con poco rispetto dei diritti delle persone imputate

di Gino Di Tizio

Il presidente Luciano D'Alfonso indagato per corruzione e abuso d'ufficio: la notizia è stata data in grande evidenza da tutti i media, mentre l'interessato ha diffuso una nota in cui si dichiara estraneo a qualsiasi responsabilità penale e recita il solito mantra della assoluta fiducia nei magistrati e nella giustizia.

Il vero problema però, di queste ricorrenti situazioni che avvelenano la vita politica e sociale del Belpaese,  è che sembrano  smarriti principi di garanzia che dovrebbero essere fondamentali in una nazione che si vanta di essere la culla  del diritto.

La fiducia che manca è nella gestione di queste situazioni, quando una indagine si trasforma immediatamente in gogna mediatica e gli avvisi che dovrebbero essere di garanzia per gli imputati assumono l'aspetto di una mazzata senza appello al buon nome di chi ci capita.

Inoltre, e non si può non rilevarlo, ci sono state colpe gravi della politica e dei partiti che a lungo hanno usato le iniziative giudiziarie per attaccare  ed anche mettere fuori gioco non solo il rivale politico, ma anche il compagno ingombrante nella corsa a qualche ben remunerata poltrona.

Sia chiaro a questo punto che non si cerca di difendere il presidente D'Alfonso, che ha mezzi e modi per farlo da solo, come è accaduto in precedenti circostanze, ma si punta ad evidenziare ancora una volta la barbarie di usare le iniziative giudiziarie per fini lontanissimi da quelli di fare davvero giustizia.

Servono infatti ai media per proporre grandi titoli, e ai partiti per cercare di tirare acqua al proprio mulino, senza rendersi conto che non creando opportuni argini a questo modo di procedere e di gestire la giustizia corrono sempre il rischio di ritrovarsi anch'essi invasi da acqua avvelenata.

Si faccia allora chiarezza al più presto sui fatti finiti sotto esame dei magistrati, ma si recuperi, da parte di tutti, un maggiore rispetto non solo nei confronti degli imputati, ma anche dei cittadini che hanno diritto ad una Giustizia che possa sempre essere scritta con la maiuscola.

E come raggiungere questo obiettivo?

Meno sceneggiate, meno proclami, meno titoloni sui giornali in favore di atti che indichino, possibilmente con pochi margini di errori, dove si è sbagliato  e che vadano al più presto all'esame di un giudice terzo, rispetto a chi indaga.

E' alla fine un vero e importante  problema di civiltà,

Vedi anche: Appalti in Abruzzo

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