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Pericolo cosmico scongiurato

 di Nicola Facciolini

La Terra saluta l’asteroide 2005YU55, una vera star spaziale, attesa da tempo. Nessun pericolo per la nostra civiltà. Pericolo scampato, assicurano alla Nasa.

L’incontro ravvicinato (non così vicino per l’Armageddon e il Deep Impact) con l’oggetto extraterrestre è sicuramente degno della massima attenzione.

Bombardata di onde radio dalla Nasa, dal radiotelescopio di Arecibo e di Goldstone, e dal Comando Strategico Norad, la grossa patata spaziale 2005YU55 del diametro di una portaerei, vola tranquilla nello spazio siderale, al di sopra del piano orbitale Terra-Luna, apparentemente indisturbata dai campi gravitazionali del Sistema Solare e dalle umane vicissitudini.

Scoperto il 28 dicembre 2005 da Robert McMillan dello Spacewatch Program di Tucson (Arizona, Usa) l’oggetto 2005 YU55 mercoledì notte (tra l’8 e il 9 novembre 2011, in Italia) sorvola le nostre teste conquistando un nuovo Guinness World Record.

Al massimo avvicinamento, alle ore 00:28 del 9 novembre (ora italiana), la roccia spaziale sfreccerà alla quota di 324.600 chilometri dal centro della Terra, ossia l’85% della distanza Terra-Luna. L’antenna di 70 metri del Deep Space Network della Nasa (Goldstone, California) sta catturando nuove immagini radar. L’ultimo incontro ravvicinato con un asteroide risale al 1976, ma all’epoca gli astronomi non riuscirono a prevedere il “flyby”.

Il prossimo approccio con un altro oggetto di queste dimensioni, invece, avverrà nel 2028. Le osservazioni radar da Arecibo seguono la traiettoria dell’oggetto. Gli scienziati hanno calcolato che gli effetti gravitazionali dell’asteroide sulla Terra sono ininfluenti sia sulle maree sia sulle placche tettoniche.

I “gufi” sono avvisati. Sebbene l’oggetto si trovi su un’orbita che regolarmente lo porta in prossimità dei pianeti Terra, Venere e Marte, l’incontro del 9 novembre 2011 è il più vicino negli ultimi due secoli.

La Nasa individua, segue e caratterizza gli asteroidi e le comete che si avvicinano alla Terra utilizzando i telescopi spaziali e terrestri. Il famoso Near-Earth Object Observations Program del Propulsion Laboratory (Pasadena), comunemente noto come Spaceguard, grazie agli scienziati della Nasa e delle più prestigiose università del mondo, scopre ogni anno nuovi oggetti di questo tipo, tracciandone l’orbita per determinarne l’eventuale pericolosità per il nostro pianeta. Gli astronomi hanno previsto l’incontro con 2005YU55 in anticipo in quanto l’asteroide presenta un eccezionale segnale radar.

Le onde trasmesse da Goldstone e Arecibo, riflesse dall’oggetto, sono riuscite a stanarlo rivelando particolari significativi sulla forma, le dimensioni, la composizione e la superficie  della roccia spaziale, quasi un mini pianeta sferico. Dettagli molto importanti per capire l’evoluzione dell’oggetto e della sua orbita, magari per futuri incontri ravvicinati e, forse chissà, per programmare finalmente un’economica missione umana per il primo sbarco su un asteroide proprio in occasione del massimo avvicinamento alla Terra. Occasione stavolta mancata.

Non è la prima volta che oggetti di queste dimensioni volano vicini alla Terra. Ma è sicuramente la prima volta che gli astronomi ne conoscono con largo anticipo il “flyby” e le sue reali “intenzioni”. Nel 1976 l’asteroide 2010 XC15, segnò un record  passando vicino alla Luna. Ma gli scienziati scoprirono l’evento solo 24 anni dopo! Ecco perché il passaggio di 2005YU55 rappresenta senz’altro una rara occasione scientifica (purtroppo non astronautica!) per studiarlo così da vicino.

La prossima occasione sarà offerta dall’asteroide 2001VN5, il 26 giugno 2028 (sarà ancora più vicino), e dal pericoloso Apophis, il 13 aprile 2029, quando attraverserà lo spazio dei nostri satelliti geostazionari, entro i 36mila Km dal centro della Terra. Tutti gli astronomi, professionisti e non, sono mobilitati. Tutti gli osservatori della Terra hanno l’opportunità di immortalare questi eventi cosmici così importanti che vivremo in prima persona a Dio piacendo. A cominciare dal veloce passaggio di 2005YU55 attraverso le costellazioni di Aquila e Pegasus. Impresa non impossibile con l’undicesima magnitudine raggiunta dall’oggetto, nonostante la Luna piena.

Binocoli e telescopi astronomici di medie dimensioni, possono catturare l’evento e la gara è appena cominciata. Sono favoriti gli osservatori dell’Europa occidentale e della East Coast del Nord America. Assodato che 2005YU55 non colpirà la Terra e che il prossimo “flyby”, secondo gli scienziati, è in programma nel 2041, potevamo organizzare una missione spaziale umana invece di spendere miliardi di euro in guerre senza senso! Nell’aprile 2010 il grande radiotelescopio di 300 metri di Arecibo, ne aveva calcolato le dimensioni e la luminosità. In effetti è abbastanza scuro, probabilmente ricco di carbonio, con un periodo orbitale di circa 18 ore.

Tanto dura un giorno lassù. Forse è una miniera a cielo aperto, ricca di ogni ben di Dio, per la fortuna dei futuri imprenditori spaziali. Uno spettacolare micro-mondo dalle infinite sorprese che, però, non siamo riusciti ad avvicinare con una missione umana. Se avesse colpito la Terra, non importa su un continente o in mezzo all’oceano, avrebbe liberato l’energia di migliaia di megatoni, diverse centinaia di bombe all’idrogeno del tipo Tsar, cancellando la vita di miliardi di persone, precipitando la Terra in un inverno nucleare e compromettendo per chissà quanti anni i delicati equilibri della biosfera.

Oggetti di questo tipo sono una costante minaccia per la Terra. Ecco perché bisogna scoprirli, osservarli e studiarli. Le nostre sentinelle sono gli astronomi dello Spaceguard Program. Nel 2029 l’asteroide 2005YU55 passerà a sole 175mila miglia da Venere, a una distanza sufficiente per la prima possibile variazione orbitale che nel 2041 anni potrebbe fargli allungare o accorciare ulteriormente il “flyby” con la Terra. L’incertezza è ancora molta. Per ora godiamoci lo spettacolo in tutta sicurezza. L’asteroide si avvicina alla Terra dalla direzione del Sole, quindi sarà un oggetto illuminato nella sua folle corsa verso la Luna piena.

La gioia dei radio-astronomi è incontenibile in quanto sono in grado di mappare la superficie dell’oggetto con una risoluzione mai raggiunta prima dalla Terra. Paragonabile a quella ottenibile da una sonda spaziale. Anche l’osservatorio-aereo SOFIA è mobilitato. Conoscere i segreti di 2005YU55 è molto utile per valutare le caratteristiche di oggetti analoghi e più pericolosi in giro nel Sistema Solare. Non solo. Le varie elaborazioni matematiche serviranno a perfezionare le nostre capacità previsionali e le tecnologie di difesa planetaria. Un anno su 2005YU55 dura appena 15 mesi. Ma nella sua rivoluzione attorno al Sole l’oggetto non sempre si avvicina alla Terra. L’evento di stanotte è un unicum negli ultimi duecento anni.

Ecco perché lo spettacolo merita la nostra attenzione. È sufficiente un telescopio di 15 centimetri di diametro, accoppiato a una fotocamera digitale, per partecipare alle osservazioni. L’inseguimento del veloce 2005YU55 che sfreccerà lassù nel cielo, è la vera sfida. Le coordinate astronomiche disponibili (http://ssd.jpl.nasa.gov/) possono aiutare ma occorre pur sempre un preciso dispositivo di puntamento, con un computer accoppiato alla montatura del telescopio, magari per l’inseguimento dell’asteroide.

L’evento ci ricorda che viviamo in un Universo autocosciente dalle infinite possibilità, tra meraviglia, sorpresa e angoscia per l’inevitabile. Siamo, cioè, “costretti” ad assistere agli eventi cosmici senza poter interferire in alcun modo nell’ordine naturale degli eventi. Con le dovute eccezioni. La Nasa ha bombardato un nucleo cometario nel 2005, ma questo non prova affatto che siamo in grado di deviare un asteroide o una cometa prima dell’inesorabile impatto sulla Terra! È già accaduto 65 milioni di anni fa. I dinosauri e tutte le forme di vita più grosse di un ratto si estinsero per sempre.

Accadrà di nuovo. Quando? Se vogliamo capirlo dobbiamo studiare gli asteroidi e le comete. Non solo quelle del Sistema Solare. Perché gli oggetti-killer potrebbero giungere da molto più lontano. Magari dai vicini sistemi solari. Se vogliamo sopravvivere, dobbiamo conoscerli, sperando che l’Universo sia d’accordo. Dobbiamo, cioè, sviluppare una nuova tecnologia che sia in grado di distruggere e/o deflettere questi oggetti molti mesi prima del loro ingresso nello spazio orbitale della Luna.

Sfortunatamente oggi non possiamo farlo. Certamente abbiamo la capacità teorica (fisica, scientifica e tecnologica, ma non politica!) di proteggere la Terra da catastrofici impatti cosmici. Anche se i veri pericoli di devastazione per il nostro pianeta, possono improvvisamente giungere dai megaflares “X” solari, nel giro di poche ore. Il problema è di natura squisitamente politica, per i colossali investimenti necessari ad approntare difese planetarie che non avrebbero un’immediata “utilità” elettorale.

I missili nucleari a questo servono. Non a scatenare la terza o quarta guerra mondiale. Avete capito benissimo, cosa intendo dire. Iran e Israele farebbero bene a riflettere sulle conseguenze delle loro azioni. In effetti, oggi disponiamo di tecnologie nucleari in grado di disgregare asteroidi e comete distanti decine di milioni di chilometri dalla Terra. Non avrebbe senso farlo con oggetti vicini come 2005YU55, i cui frammenti potrebbero caderci comunque addosso.

Se gli scienziati scoprissero una potenziale minaccia per la Terra con dieci anni di anticipo, potremmo inviare una sonda automatica armata di testata termonucleare, per distruggere la roccia spaziale. Non tutti sono d’accordo. Perchè le leggi della meccanica celeste ci offrono un’alternativa più economica: la deviazione orbitale dell’asteroide o cometa killer grazie a un raggio laser “trattore” in grado di spostare quanto basta l’oggetto dall’orbita d’impatto. Una spintarella, insomma, sarebbe l’opzione giusta. I laser esistono già.

Ma chi autorizza il loro impiego nello spazio esterno? Forse l’Onu? L’umanità è a un bivio decisivo: l’autodistruzione reciproca assicurata o l’evoluzione etica, morale, politica, economica, sociale e culturale. La Natura ce lo ricorda stanotte. Quali sono le nostre intenzioni? Dovremmo cercare di trasformare la nostra aggressività reciproca in progetti concreti e fattibili di difesa planetaria, prima che sia troppo tardi. Gli scienziati-imprenditori dovrebbero lanciare il guanto di sfida ai politici veri.

La robotica ha fatto passi da gigante anche per scongiurare questo genere di minacce cosmiche, alcune prevedibili. La Nasa nel 2005 ha bombardato la cometa Tempel 1 con una sonda convenzionale per studiarne la composizione dei ghiacci. È storia, non fantascienza. Eppure in sette anni non è stato varato un solo progetto di difesa planetaria! I soldi vengono spesi in armamenti senza senso. Opzione nucleare o l’impattore-deviatore per scongiurare l’apocalisse cosmica sulla Terra? Dipende.

In primis, ciò che conta è la conservazione del momento angolare dell’oggetto-killer. Un conto è sbriciolarlo in polvere interstellare. Un conto è spezzarlo in frammenti grossi che colpirebbero comunque la Terra. Ecco il problema politico: non esiste affatto nella comunità scientifica internazionale un preciso ordine di idee sul da farsi. Ci si perde in chiacchiere infinite senza decidere nulla. E il tempo passa. Occorre convincersi della naturale evidenza sconcertante dei fatti: prima o poi faremo la fine dei dinosauri, se non sapremo difenderci.

La presenza di armi nucleari nello spazio (orbitale) è vietata da norme internazionali. Ma non siamo più all’epoca della “guerra fredda”. L’Onu dovrebbe agire di conseguenza, per il via libera ai progetti nucleari di pace volti alla messa in sicurezza della Terra da ogni minaccia esterna. Perché l’opzione nucleare contro asteroidi e comete killer è certamente l’estrema ratio subito dopo i raggi “trattori” gravitazionali e le sonde da impatto, ma chi ci assicura che la scelta tra queste tre carte sia quella giusta? Non dovremmo, forse, contemplarle tutte insieme? Altre idee sono in cantiere, grazie all’evoluzione spaziale dei specchi ustori di Archimede.

Enormi riflettori a nido d’ape, a geometria variabile, sottilissimi, potrebbero essere lanciati nel Sistema Solare, a bordo di speciali sonde automatiche, per essere dispiegati in prossimità di minacce cosmiche per la Terra. Queste navicelle potrebbero così concentrare la luce solare sulla superficie di asteroidi e comete, vaporizzandoli e/o producendo getti di gas in grado di deviarli dall’orbita d’impatto. Progetti di questi tipo si possono mettere in cantiere e completare nel giro di cinque anni, finanziamenti permettendo.

Saremmo così in grado di deviare, vaporizzare e scongiurare qualsiasi minaccia si presenti alle nostre porte. Ma potremmo anche mettere le vele su questi oggetti per poi sparare loro dei laser: la pressione dei fotoni sarebbe sufficiente ad allontanarli dalla Terra. Sogni o realtà? Servono investimenti a lunga scadenza, non a fondo perduto come accade nella politica italiana per dare fiato ai mediocri bipartisan di turno oggi al potere sul territorio. Serve cioè uno scatto d’orgoglio mondiale, globale, naturale, incomprensibile per chi è contro-natura!

Gli scienziati l’hanno capita la morale della favola di stanotte: la chiave di volta per salvare la Terra dall’apocalisse cosmica è quella di individuare in largo anticipo il tipo di minaccia per approntare in poco tempo la giusta risposta. Almeno dieci anni prima dell’impatto, un tempo appena sufficiente per mobilitare le forze politiche ed intellettuali del mondo. Attualmente non saremmo in grado di farlo.

Anche perché i nostri radar e telescopi sono ancora insufficienti ad inquadrare il genere di minaccia in tempo utile. Se e quando li scoprissimo, sarebbe già troppo tardi! Servirebbero intere batterie di radiotelescopi e telescopi ottici sul lato oscuro della Luna. Che non abbiamo. Le comete sono anche più pericolose degli asteroidi, perché velocissime e letali quando si frammentano. Il nuovo censimento offerto dal telescopio Wise della Nasa (Wide-field Infrared Survey Explorer) mostra che ci sono significativamente meno asteroidi del tipo “near-Earth” di medie dimensioni nel Sistema Solare rispetto a quanto previsto. Dovremmo dormire sonni più tranquilli?

Niente affatto. Le ricerche indicano che la Nasa ha trovato più del 90 percento dei più grandi asteroidi in grado di avvicinarsi alla Terra, raggiungendo l’obiettivo programmato nel famoso congresso internazionale del 1998. Gli astronomi ora stimano che ci siano 19.500 (non più 35.000) asteroidi “near-Earth”. Tuttavia è la deduzione illogica di alcuni scienziati, secondo cui la scoperta farebbe abbassare considerevolmente il livello di rischio per la Terra rispetto a quanto finora pensato, a suscitare le maggiori perplessità. Neppure gli impatti di livello estintivo sono esclusi del tutto, figurarsi le catastrofi regionali prodotte dalla potenziale minaccia delle altre centinaia di migliaia di oggetti esclusi dalla ricerca di Wise.

Anche perché la maggior parte degli asteroidi di medie dimensioni (a questo punto i più pericolosi, il 10 percento) devono essere ancora scoperti. Non sappiamo nulla di loro. Dove e come orbitano, di cosa sono fatti. Le ricerche oggi si concentrano principalmente sugli oggetti di dimensione compresa tra i 100 e i 1.000 metri, quelli per intendersi che nelle loro orbite, pur avendo più basse probabilità d’impatto, si avvicinano di più al nostro mondo. Il censimento presentato dalla Nasa è certamente il più accurato in assoluto sui NEO (Near-Earth Objects), le rocce spaziali che orbitano entro i 195 milioni di chilometri dal Sole, all’interno dell’orbita terrestre. Wise ha osservato la luce infrarossa emanata da questa categoria di oggetti di medie dimensioni.

La ricerca, denominata NEOWISE, un’estensione della missione principale del telescopio spaziale, è stata pubblicata sull’Astrophysical Journal. Il progetto Nasa permette agli scienziati di catalogare un gran numero di asteroidi offrendo la migliore stima sull’intera popolazione dei NEO. Come il censimento decennale della popolazione, studiando un piccolo campione di queste potenziali minacce per la Terra, è possibile capire come si comporteranno tutte le altre. Wise ha sondato l’intera volta celeste nella luce infrarossa tra il gennaio 2010 e il febbraio 2011, immortalando lontane galassie, stelle, nebulose, asteoridi e comete. NEOWISE ha osservato più di 100mila asteroidi della prima fascia principale tra le orbite di Marte e Giove, e 585 NEO.

Il telescopio ha catturato oggetti con una precisione mai raggiunta prima nella luce visibile, in quanto i suoi sensori infrarossi possono osservare oggetti luminosi ed oscuri (ricchi di carbonio). La luce riflessa dai corpi oscuri è più difficile da individuare, ma i telescopi sensibili all’infrarosso possono farlo in quanto osservano il calore dell’oggetto. Sebbene i dati di Wise rivelino solo una piccola correzione nella stima del numero degli asteroidi NEO più grandi di un chilometro di diametro, è certo che il 93 percento della popolazione deve essere ancora trovata.

Il primo obiettivo del Programma Spaceguard è stato completato, ma non basta. Altri oggetti delle dimensioni di una montagna potrebbero benissimo devastare la Terra senza preavviso. I nuovi dati ne aggiornano il numero da 1.000 a 981, dei quali 911 sono già stati scoperti.

Sembra che nessuno di questi appena trovati possa rappresentare una seria minaccia immediata per la Terra nei prossimi secoli. Grazie a telescopi come Wise, gli scienziati oggi possono tranquillamente affermare che l’intera popolazione dei NEO (10 Km di diametro) grossi come quello che cancellò i dinosauri dalla faccia della Terra, sia stata trovata. Il rischio di un singolo impatto estintivo sembra scongiurato o comunque ridotto. Ma cosa possiamo dire sugli impatti multipli di piccoli oggetti ancora sconosciuti? Lo abbiamo visto su Giove nel luglio 1994. Lo scenario più improbabile e imprevedibile per la Terra ma altrettanto devastante.

Cicatrici del genere le troviamo sulla Luna, su Mercurio, su Marte e su tutte le lune del Sistema Solare. Wise ha circoscritto l’indagine ai gli oggetti più grandi. Servono telescopi più potenti. Asteroidi e comete di medie dimensioni potrebbero pur sempre distruggere un continente.

I dati di NEOWISE abbassano sensibilmente il rischio d’impatto per i NEO più grossi ma non risolvono la questione spinosa, ancora aperta nel Programma Spaceguard, di trovare, catalogare e tracciare i 5.200 asteroidi “near-Earth” di circa 100 metri di diametro, i 15.000 oggetti ignoti più grossi e il milione di NEO più piccoli, di cui non si sa praticamente nulla, in grado di distruggere una metropoli senza alcun preavviso.