Pin It

E' reato mettere in dubbio il livello culturale delle persone.

Parola di Cassazione che, con una sentenza della Quinta sezione penale, interviene a salvaguardia del bagaglio culturale e non ammette sconti, soprattutto se l'invettiva viene rivolta, anche in forma "impersonale", a chi è preposto alla tutela del patrimonio culturale.

In questo modo, la Suprema Corte ha confermato la condanna al risarcimento dei danni nei confronti di Anna Maria A., presidente della fondazione 'Il Vittoriale' finita a processo per diffamazione (il reato si è prescritto ma restano in piedi i danni) per avere rilasciato, attraverso l'invio di un fax, a un giornalista di un quotidiano bresciano espressioni ritenute lesive della reputazione del presidente del Centro Nazionale di Studi Dannunziani in quanto ne screditavano la levatura culturale.

Come ricostruisce la sentenza 36863 della Suprema Corte, Anna Maria A. si era sfogata affermando che "da Pescara era arrivata una lezione inutile. Il Vittoriale - aveva scritto - continua la sua fortunata avventura mentre la fondazione pescarese ha cessato di esistere da un pezzo. In realtà, gente incolta avvelenata da malafede intende colpire il Vittoriale e chi lo gestisce".

Immediata la denuncia del presidente del Centro Studi Dannunziani che si era sentito offeso in prima persona. La condanna in primo grado per diffamazione della presidente della fondazione 'Il Vittoriale' e la conferma del risarcimento danni da parte della corte d'appello di Brescia, nel marzo 2002 che constatava la prescrizione del reato.

La presidente della fondazione 'Il Vittoriale' ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo che Edoardo T. non poteva considerarsi il destinatario delle sue dichiarazioni perché 'l'impersonale gente incolta' da lei utilizzato era da considerarsi inserito "in una più ampia riflessione" che nel suo pensiero "voleva colpire non i colti (i politici locali e il presidente dell'associazione) ma i politici locali".

Una tesi difensiva che non ha fatto breccia tra gli 'ermellini'.

Bocciando il ricorso della donna, la Suprema Corte ha rilevato che i giudici del precedente grado di giudizio "hanno correttamente e razionalmente ritenuto che il testo del telefax si riferisse al presidente del Centro di Pescara, unico ente, unitamente alla fondazione 'Il Vittoriale' impegnato nello studio dell'opera di D'Annunzio".

Quanto al contenuto che screditava la cultura di Edoardo T., piazza Cavour ha rilevato che in esso "c'è una indiscutibile e inequivocabile carica diffamatoria". La presidente della fondazione, oltre ai danni, dovrà anche rifondere le spese processuali sostenute dal collega, quantificate in 1.100 euro.

(Adnkronos)

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna