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I miracoli avvengono, eccome se avvengono...

di Cesare Ianni

Era l'inverno del 1946, freddissimo come solo gli inverni aquilani sanno essere, quando lo vogliono. Checchino era citolo, ancora non andava alle elementari.

All'epoca una era la scuola elementare in centro storico, la De Amicis, e quando c'era la neve i genitori portavano i figli a scuola con la slitta di legno e a Natale vi si faceva pure il Presepe, allora.

Ecco, il Natale!

Questa ricorrenza, questa festa tanto attesa da tutti, era purtroppo motivo di cruccio in famiglia.

Eh sì, perché quello era il momento in cui le famiglie si riunivano, i parenti si incontravano tutti insieme per vivere la magia del Natale, così come da sempre.

Ma quello era un Natale difficile, perché del padre di Checchino, Alpino in terra di Russia, fatto prigioniero dopo l'inferno di Nikolajewka, non si era saputo più nulla.

Capite quindi che era un Natale difficile per Checchino, ed allora i nonni, cercando di alleviare quel momento, a costo di enormi sacrifici, acquistarono un balocco bellissimo, un regalo quasi unico per quei tempi: un cavalluccio di legno coperto di tela nera imbottita che trainava un calessino dipinto rosso con due grandi ruote l'alluminio!

Lo stravedè! Quando Checchino lo vide, al momento di scartare i regali (uno, il suo), mancò poco che svenisse!

Tanta fu la felicità che fece questa solenne promessa: questo balocco è troppo bello, ed io non ci giocherò fin quando non tornerà papà, e allora e solo allora ci giocheremo insieme!

Detto ciò, lo ripose (espose) sulla parte bassa della scansia in cucina, dove c'era uno spazio che pareva fatto apposta.

I familiari accettarono la volontà di Checchino, e non provarono minimamente a fargli cambiare idea, anche se dentro di loro il cuore si spezzava dal dolore, conoscendo la tremenda realtà raccontata dai pochi reduci tornati dalla Russia.

Però un giorno accadde il miracolo (accadono, accadono).

Era una giornata di maggio, bella e radiosa come solo le primavere aquilane sanno essere, quando lo vogliono, ed ecco che bussano alla porta! Incredibile, era il padre di Checchino, o, perlomeno, ciò che ne rimaneva, abbonicunti ERA ISSU!

Inutile anche solo tentare di descrivere cosa accadde in famiglia, ma anche nel vicinato, che all'epoca era un concetto concreto, non un'indicazione anagrafica. Il cavalluccio venne talmente usato che a misurare gli anda e rianda di Checchino che tirava la cordicella co ju padre arrete se sarebbe arriati fino a Roma e ritorno!

Checchino crebbe, divenne uomo, ma il cavalluccio restò sempre esposto sulla scansia, fin quando, come spesso accade con le necessità della vita, nel 1968 la famiglia dovette traslocare ed il cavalluccio venne delicatamente avvolto con carta di giornale ed un panno, e riposto in un baule.

Da quel baule, così come era stato riposto allora, finì in una giornata di primavera sul banco di un mercatino e, come succede nelle favole più belle, il cavalluccio riprese nuova vita, continuando a regalare emozioni!