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Scritti nel '600, riportati alle stampe da Valter Matticoli, musicologo abruzzese

Rimasti 'nascosti' per 400 anni, e riscoperti negli archivi del Museo internazionale e biblioteca della musica di Bologna, tornano alla luce i 'Magnificat' del polifonista secentesco Alessandro Capece.

A riportare alle stampe dopo quattro secoli il pregevole testo del Capece (autore conosciuto anche come Capicio o Capicius) è stato il musicologo abruzzese Valter Matticoli, da anni tra i massimi esperti nella ricerca storico-musicale, che ha curato la ristampa degli 'Octo Magnificat in singulis tonis quaternis vocibus concinendis' (Ed.Bongiovanni, Bologna), scritti dal musicista tra il 1613 e il 1617, quando aveva l'incarico di organista e Maestro di cappella nel duomo di Rieti.

Capece si inserisce in un momento particolare della storia della musica, quando le composizioni transitavano verso il barocco attraverso elaborati giri di imitazioni in grado di esaltare, tra artificio e manierismo tecnico, i valori dell'antica tradizione polifonica italiana.

"E' una scrittura che il Capece riesce a padroneggiare con naturalezza - spiega Matticoli -, riuscendo a fondere insieme anche elementi opposti, come quelli contrappuntistici e armonici; un dualismo tipico della prassi polifonica tardo cinquecentesca che rivela quel mutamento di stile che contraddistingue il passaggio dalla polifonia rinascimentale allo stile barocco".

A lui si deve anche il ritrovamento, nel 2009 in un archivio di Munster (Germania), del 'Sesto libro de mottetti concertati a due, tre, quattro e cinque voci' scritto dal musicista nel 1624.

Organista e compositore di fama nella prima metà del '600, Alessandro Capece 'romano', come egli stesso si appellava, era nato attorno al 1575 a Tarano, cittadina oggi in provincia di Rieti.

Del 1611 è la pubblicazione a Roma del suo 'Primo libro de mottetti a 2, 3 e 4 voci'.

Nel 1613 assunse l'incarico di organista e Maestro di cappella nel duomo di Rieti, mansione che mantenne fino al 1617.

Nel 1619 Capece si trasferì in Abruzzo, dove assunse la carica di Maestro di Cappella nella Chiesa della SS. Annunziata di Sulmona e dove rimase fino al 1624.

A questo periodo risale la composizione del 'Sesto libro de mottetti concertati', completato poco prima del trasferimento del musicista a Tivoli dove ebbe alle dipendenze anche Giacomo Carissimi.

La carriera musicale di Capece lo portò infine a Napoli, prescelto nel 1636 alla guida della Cappella Musicale della Chiesa del Gesù e del Collegio dei Nobili.

*www.ansa.it

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