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Rivive la Transumanza

Settembre, andiamo. E' tempo di migrare.
Ora in terra d'Abruzzi i miei pastori
lascian gli stazzi e vanno verso il mare:
scendono all'Adriatico selvaggio
che verde è come i pascoli dei monti... 
Han bevuto profondamente ai fonti
alpestri, che sapor d'acqua natía
rimanga ne' cuori esuli a conforto,
che lungo illuda la lor sete in via.
Rinnovato hanno verga d'avellano.

E vanno pel tratturo antico al piano,
quasi per un erbal fiume silente,
su le vestigia degli antichi padri.
O voce di colui che primamente
conosce il tremolar della marina!

Ora lungh'esso il litoral cammina
la greggia. Senza mutamento è l'aria.
il sole imbionda sì la viva lana
che quasi dalla sabbia non divaria.
Isciacquío, calpestío, dolci romori.


Ah perché non son io cò miei pastori?

La  transumanza, patrimonio nobile e antico di popolazioni che attraverso la cultura pastorale hanno scambiato conoscenze, implementato economie, favorito scambi commerciali, trova con fatica una sua giusta collocazione nel mondo contemporaneo dove le relazioni umane sono scandite da una diversa concezione del tempo. 

Il 29 settembre rivive la Transumanza
Le vie di comunicazione ancora oggi veicolano culture e costumi nuovi, ma sono depositarie di un diverso modus vivendi all’insegna dell'accesso diretto e veloce alle informazioni e all’ambiente. 
La vasta bibliografia esistente interpreta e documenta le vie dei tratturi nel loro valore storico, eppure molti segnali indicano come la cultura della pastorizia sia una realtà ancora viva, soprattutto nelle regioni attraversate da queste vie.

In Abruzzo, nel Molise e in Puglia sono stati proposti nell'ultimo decennio un buon numero di progetti e di lavori mentre giovani aziende hanno trovato forme di cooperazione e di valorizzazione per i loro prodotti. Il vivo interesse coltivato dagli “addetti ai lavori” negli anni 2000, è ancora insufficientemente supportato dalla pubblica amministrazione per la quale  l’eredità dei tratturi pare essere diventata quasi un peso o, al limite, un' icona turistica vuota di contenuti. 
Ogni idea positiva sembra che si scontri con il depauperamento progressivo di quelli che un tempo erano beni demaniali per eccellenza.

L'impossibilità di recuperare integralmente i simbolici 111 metri di larghezza originali del “Tratturo Magno” lungo i 244 km che vanno dall’Aquila a Foggia, può però essere superata attraverso una nuova visione del tratturo.
Il Tratturo non è semplicemente un'area da tutelare: è un percorso e un bene immateriale che ha una storia di secoli e nei secoli ha subito cambiamenti e adattamenti continui, trasformazioni che testimoniano il pas-saggio dell'uomo.  
Un esempio ispiratore a livello europeo è il Camino de Santiago de Compostela,  studiato direttamente da alcuni membri del gruppo di lavoro, che è diventato un momento di importanza unica per realizzazioni sostenute da Fondi Comunitari. 

Annualmente richiama centinaia di migliaia di pellegrini, fedeli e non, in un contesto in qualche modo analogo al nostro.

In Spagna El Camino è stato individuato come una linea di sviluppo comune per le aree rurali di regioni che spesso sono state in contrasto tra loro: è la dimostrazione di un successo possibile e ripetibile.  

Dalle montagne, per 244 chilometri il percorso attraversa vallate e borghi, toccava rovine archeologiche e piccoli centri, fino ad arrivare nelle pianure di Foggia.

E' stato attraversato da 3 milioni di capi che ogni anno facevano da pendolari.

Oggi viene ripercorso e riscoperto nei minimi dettagli

E' un 'fiume verde', un''autostrada d'erba' che scende dalle montagne dell'Abruzzo, attraversa vallate e borghi, tocca rovine archeologiche e piccoli centri, fino ad arrivare nelle pianure di Foggia. Per 244 chilometri 'segna' i luoghi di un mondo, quello agro-pastorale, che oggi non c'e' più, o perlomeno non come un tempo.

E' il “Tratturo Magno”, il più grande tratturo per la transumanza delle greggi che fino a cinquanta anni fa collegava l'Appennino alle Puglie, attraversato da circa 3 milioni di capi che ogni anno facevano da pendolari tra la pianura e la montagna e viceversa.

Un percorso che, dopo anni di oblio, grazie all'amore di un gruppo di volontari 'armati' di mappe storiche e moderne tecnologie come il Gps, è stato riscoperto e ricostruito nei minimi dettagli.

E che il prossimo 29 settembre, Festa di San Michele Arcangelo, come da cinque anni a questa parte, rivivrà.

"Dal 2007 -racconta a LABITALIA Pierluigi Imperiale, direttore dei servizi veterinari dell'Asl dell'Aquila e alla testa del gruppo di volontari- portiamo avanti questo progetto, e rifaremo a piedi, in nove tappe, il percorso che un tempo seguivano pastori e greggi. L'idea di far rinascere il tratturo e' nata dopo aver letto alcuni libri sul tema e aver parlato con alcuni anziani pastori, ultimi testimoni ancora in vita di quel mondo.

Fin dagli anni '60 infatti -racconta Imperiale- il tratturo fu abbandonato e si è cominciato a fare la transumanza prima con i treni e poi con i camion".

E così, spiega Imperiale, "abbiamo pensato di fare a piedi il percorso per verificare di persona cosa effettivamente era rimasto del tracciato originario. Così abbiamo messo insieme le antiche mappe con le nuove tecnologie a disposizione, come il Gps, per 'ricostruire' quello che era l'antico tracciato. E abbiamo ritrovato sul tratturo -sottolinea- le pietre miliari con la scritta 'RT' - 'Regio Tratturo'".

Oggi il percorso originario è stato ricostruito, anche se i volontari che, armati di sacchi a pelo, lo percorreranno dal 29 settembre saranno costretti a qualche deviazione.

"All'ultima edizione -racconta Imperiale- eravamo una trentina di persone a fare il percorso.

Con noi collaborano 10-15 pastori, in modo da non utilizzare sempre lo stesso gregge per tutto il percorso, ma ovviare attraverso una sorta di 'staffetta' per ogni gregge, della durata di 10-15 km.

L'attraversamento con il gregge dura 10-11 giorni -sottolinea Imperiale- anche perché il percorso è di 250-260 chilometri per via delle deviazioni, dovute a costruzioni e blocchi presenti sull'antico tracciato".

Tracciato che attraversa meraviglie della natura e rovine archeologiche, ma anche i segni del terremoto che ha colpito nel 2009 l'Abruzzo.

"Quella del “Tratturo magno” -spiega Imperiale- potrebbe essere una occasione per il turismo ma la spinta deve partire dal basso.

E' necessario amare la campagna e vanno evitati i tentativi di speculazione e di spreco del denaro pubblico.

L'unico riferimento possibile è quello del Cammino di Santiago di Compostela, ma ci vorranno decenni comunque per realizzarlo.

Ci sono da fare -conclude Imperiale- innanzitutto degli interventi su alcuni pezzi del tratturo danneggiati da terremoto e poi sarebbe necessario sviluppare, senza speculazioni, infrastrutture, punti di ristoro, agriturismi".

Fonti: www.adnkronos.com; www.tratturomagno.it

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