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L’Aquila e dintorni prima e dopo

di Franco Nerilli

1929, nel basso della foto, tra gli alberi, si vede il casale Cappelli/Palitti/Perfetto, dove all'epoca si allevavano numerose mucche svizzere. Proprio sopra di esso, dopo il campo con filari, si vede il "rettifilo" dell'attuale viale Corrado IV che divide quanto sopra, con la parte di Piazza D'Armi che da anni è adibita a Campo d'Atletica ed altro...

A proposito del “Prato Cappelli”, così lo chiamavamo tutti, era gestito dai fratelli Ettore e Silvino Perfetto.

Il latte quotidiano prodotto veniva ceduto alla locale centrale del latte mentre una quota parte veniva elaborato e venduto da Nicolina, la moglie di Silvino, nel negozio di Via Roma, situato difronte alla Scuola Elementare di Santa Teresa.

La spola fra le stalle e il negozio era effettuata dal figlio di Silvino, Carmine, col suo caratteristico camioncino “Lancia Ardea, dall’inconfondibile rombo del motore.

Intanto mio padre, ormai in pensione, ristruttura lo stanzino (in alto a destra, al centro nella foto) e lo adibisce in pollaio; il terreno intorno in un fiorente orto.

Come in ogni città ci sono negozi di antiquariato e L’Aquila non fa certo eccezione.

Un giorno un “antiquario” si presenta al pollaio di mio padre con un grosso carico di piatti di “seconda scelta” che dissemina in tutto il pavimento del pollaio e che dopo un certo periodo se li va a riprendere.

Successivamente la scena si ripete.

Ma prima di far scaricare il carico mio padre chiede all’antiquario il perché di questo movimento.

La risposta: l’antiquario va nella zona “scarti” nella fabbrica dove si producono i piatti, recupera quelli buttati perché difettosi portandoli poi ne pollaio in essere.

Una volta recuperati li espone nelle vetrine del suo negozio, spiegando all’ipotetico cliente che i piatti li ha acquistati da un contadino di un paesino dei dintorni.

A questo punto mio padre accompagna gentilente alla porta “l’antiquario” invitandolo a non tornare mai più.