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È il fiorentino Renzi il sindaco più amato d'Italia.

Zaia al comando fra i governatori

di Gianni Trovati

La polemica è il sale della lotta politica, e rende più abbondante la raccolta del consenso. Il Governance Poll 2010, realizzato da IPR Marketing per il Sole 24 Ore, che misura il favore riconosciuto dagli elettori agli amministratori locali, dà piena conferma a questa ricetta. La contestata visita ad Arcore per chiedere la tassa di scopo, per esempio, è costata a Matteo Renzi un animato dibattito su Facebook e il rimbrotto da parte del leader del Pd Bersani, ma non sembra aver limato il consenso che accompagna il sindaco di Firenze.

Con un balzo di 4 punti rispetto al Governance Poll 2009, e del 7,1% sul giorno delle elezioni, Renzi diventa il politico locale più amato d'Italia, supera abbondantemente i livelli raggiunti dal suo predecessore Leonardo Domenici e si lascia dietro due primatisti abituali del consenso locale come il sindaco di Torino Sergio Chiamparino e quello di Salerno Vincenzo De Luca.

Una «menzione speciale» va a Massimo Cialente, sindaco dell'Aquila sempre in prima fila nella gestione dell'emergenza post-terremoto (l'ultimo intervento è arrivato con il milleproroghe, che nelle prime versioni negava il rinvio, poi concesso, nella riscossione delle tasse sospese agli aquilani).

Con il 62% di «sì» da parte dei propri concittadini Cialente guadagna quasi 9 punti sul 53,2% ottenuto alle elezioni ed è il sindaco che cresce di più rispetto al dato uscito dalle urne vere; in casi come questo, però, il consenso si confonde con la popolarità alimentata dall'emergenza e non è garanzia di successo elettorale come sa bene Stefania Pezzopane, la presidente della provincia dell'Aquila incoronata dal Governance Poll 2009 ma poi punita alle elezioni.

Queste punte di diamante non riescono però a cancellare gli effetti di una gelata del consenso che nella rilevazione di quest'anno si estende anche ai sindaci. I risultati medi continuano a essere più alti di quelli delle altre amministrazioni, ma anche i municipi vengono investiti in pieno dal riflusso: 69 sindaci sui 103 in carica nei capoluoghi perdono terreno in confronto al giorno delle elezioni, e soprattutto nel Mezzogiorno la flessione si fa eclatante.

Risultato: le percentuali complessive registrate dal Governance Poll si fermano 261 punti sotto i livelli elettorali, e una distanza così non può essere spiegata solo con il fatto che il doppio turno ha gonfiato i risultati «reali» di alcune città.

Per molti, comunque, il momento della verità è vicino, all'inizio di un anno reso cruciale dal voto (almeno) amministrativo in primavera le tabelle hanno un sapore agrodolce per il Pd. Anche dopo che gli ultimi turni elettorali hanno quasi azzerato la prevalenza numerica dei sindaci democratici (su 108 capoluoghi sono 49 le amministrazioni targate centro-destra), il podio è praticamente tutto in salsa Pd ma con ingredienti decisamente lontani dall'ortodossia del Nazareno; il «rottamatore» Renzi è tallonato dal «critico» Chiamparino, che qualche mese fa ha lanciato la propria candidatura alle eventuali primarie e poi non ha perso occasione per criticare le «incertezze» nella linea del partito, e anche da De Luca le bordate sono arrivate potenti («qui al Sud il Pd non esiste», è arrivato a dichiarare qualche mese fa).

Più univoco il tratto deludente dei risultati che accompagnano gli amministratori locali del Pdl.

Il centro-destra si affaccia sul podio solo con il leghista Flavio Tosi, vincitore del Governance Poll di due anni fa quando guidava da pochi mesi il comune di Verona, dopo di che il centro-destra si incontra solo a Chieti, al 10° posto.

I «campioni» del Popolo della Libertà, invece, continuano a rimanere lontanissimi dall'alta classifica: a Milano Letizia Moratti, nonostante l'avvio della campagna elettorale e l'apertura dei cantieri delle nuove metropolitane in vista dell'Expo, atterra al 50%, cinque punti sotto la propria performance di 12 mesi fa, e lo stesso risultato è ottenuto a Roma da Gianni Alemanno, che non riesce a passare all'incasso dopo i tanti provvedimenti ottenuti da governo e parlamento per Roma Capitale.

A spiegare il risultato in grigio del sindaco di Roma può essere anche il caso «parentopoli» nelle società partecipate, che al momento della chiusura delle rilevazioni (15 dicembre) stava muovendo i primi passi.

Tanti, invece, sono i problemi che spiegano la caduta progressiva del consenso nutrito verso i sindaci di molte città del Mezzogiorno. Gli ultimi cinque posti in classifica sono tutti occupati da capoluoghi siciliani e campani, e fra questi spicca il crollo del sindaco di Palermo Diego Cammarata, che perde il 9% in un anno (e lascia sul terreno 13 punti e mezzo rispetto alla rielezione del 2007) e raggiunge in coda il minimo storico del favore che continua a caratterizzare i sindaci di Napoli e Caserta (quest'ultimo sfiduciato nei giorni scorsi).

www.ilsole24ore.it

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