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Perché zona sismica "due" per l'Aquila?

di Gino Di Tizio

«Perché L'Aquila fu lasciata in zona sismica due qual­che anno fa? E chi lo decise?». So­no domande insistenti che in queste ore per lui non facili, stret­to com'è da attacchi politici e da contestazioni dell'associazione «309 martiri» propone il sindaco dell'Aquila Massimo Cialente. Sa­rebbe importante dare risposte al­le su riportate domande, perché servirebbe a dare chiarezza anche sulle responsabilità che ci sono state per quello che è accaduto il 6 aprile del 2009, che potrebbero andare ben oltre quelle che fino­ra si sta cercando di addebitare per il mancato allarme da parte della Commissione Grandi Ri­schi.

Se infatti è vero, come non v'è motivo più di dubitare, che una autorità nel campo dei feno­meni sismici come il professor Boschi, aveva da tempo segnalato che il territorio aquilano era zona ad alto rischio dove «prima o poi un forte terremoto sarebbe arriva­to» il processo da fare dovrebbe essere a chi, infischiandosene di quell'allarme, ha consentito la classificazione di zona sismica due alla città.

Qui bisogna chiarire che quella zona sismica due, invece di uno, ha consentito di gestire le costru­zioni e la gestione di edifici senza le prescrizioni severe che ci sareb­bero state per la zona uno.

Il che ha significato risparmio di materiale e quindi dei costi, a scapito della sicurezza, ovviamente.

Ha perfet­tamente ragione il sindaco Cialente a tirare fuori questo argo­mento, nel respingere l'amaro ca­lice che gli porge l'associazione messa su da coloro che hanno su­bito lutti quella tragica notte in cui L'Aquila venne devastata dal terremoto.

Cialente ha definito la richiesta di dimissioni che gli è ar­rivata dal presidente dell'associazione «309 martiri» come «l'ennesimo sfregio» che gli è toccato di subire. Comprensibile la sua rea­zione, ma lo è anche chi addebita comunque alle istituzioni di aver favorito, non decidendo nel vero interesse dei cittadini e della loro sicurezza, quella scappatoia della zona due per tutelare interessi delle varie botteghe.

Chi l'ha fatto, volutamente non considerando la preoccupante re­altà che viveva la città, dovrebbe essere individuato, proprio per ar­rivare a quelle verità e giustizia che tutti invocano.

Non va di­menticato quel che si disse appe­na dopo la tragedia: in altri paesi, dove le prescrizioni antisismiche vengono osservate con rigore e non si va avanti a condoni e fur­bizie varie, un terremoto di ugua­le intensità non avrebbe fatto tan­ti morti.

Forse anzi non ci sareb­bero stati lutti.

Vogliamo riflette­re anche su questo?

Questo chie­de in pratica Cialente. Come dar­gli torto?