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Dona sangue, donerai la vita

di Tullio Parlante

Gentilissimi lettori, con l'augurio a tutti gli abruzzesi di un anno carico di soddisfazioni e salute.

Entrando in punta di piedi  e con il massimo riserbo in casa Vostra, sento il dovere morale di fare alcune considerazioni, seduti intorno a un tavolo come dei vecchi amici.

Non dobbiamo prenderlo come un grido d'allarme, ma l'eventuale  mancanza di plasma-derivati, ovvero di sacche di sangue,  sono sempre limitate rispetto alle esigenze attuali.

L'aumento di interventi chirurgici, aumentata anche dai molti ricoveri fuori provincia, fa si che la richiesta di sangue è in continuo aumento. Ora.

Finché noi donatori crediamo in questo atto di solidarietà verso chi soffre, non ci stancheremo mai di ribadire di quanto sia importante avvicinarsi alla donazione.

Il privarsi di un po' di sangue, che comunque rientra nei protocolli della medicina preventiva, da la possibilità a chi necessita di una trasfusione, di poter continuare a vivere.

Donatori possono essere tutti gli individui di sesso maschile e femminile fisicamente sani dai 18 ai 65 anni e oltre, e di peso corporeo superiore ai 50 kilogrammi.

E' provato scientificamente che togliere un po' di sangue (400/450 cc) due tre volte l'anno non arreca alcun dolore fisico ne tantomeno danno alla salute del donatore, del quale l'Avis accerta a priori la capacità e l'idoneità a compiere il generoso atto della donazione.

Il candidato donatore viene sottoposto prima ad una accurata visita clinica-medica, e se giudicato idoneo, impiegato per la donazione.

Dona sangue, donerai la vita. Quanti slogan sono stati coniati affinché facciano presa sulla coscienza umana. Ma se ciò non diventa (il più delle volte ) un problema personale, la donazione passa in second'ordine come tutte le cose di minor importanza. Il sangue scarseggia.

La nostra mentalità donazionale è diversa - forse più pigra - rispetto al nord Italia, dove questo problema lambisce marginalmente la cultura della donazione.

Avendo  la necessità di formare nuove coscienze, aumentando il proselitismo sul territorio, non possiamo che parlare fino alla nausea della donazione sangue, in quanto lo stesso è ancora una scelta di pochi.

In un intervento chirurgico occorre del sangue di scorta, per fronteggiare l'eventuale emergenza che potrebbe verificarsi in sala operatoria.

Si richiede quel sangue ai parenti. Ciò avviene, determinati dalla necessità di scuotere i famigliari, per cercare di sensibilizzarli al problema della donazione.

A volte sono imposte da una oggettiva necessità: le scorte sono al limite e la legge stabilisce che gli ospedali ne debbano tenere sempre una minima riserva per le urgenze.

La realizzazione di questi obbiettivi, da parte del volontariato, è fattibile con l'attuazione della legge 107 del 4.5.90 di riforma sanitaria, la quale riconosce per la prima volta il ruolo del volontariato del sangue come momento indispensabile di un moderno servizio trasfusionale e sanitario nazionale.

Ad oggi madre natura non avendoci concesso l'opportunità di trovare un'alternativa al corpo umano nella produzione di sangue, l'uomo/donna rimane l'unico mezzo indispensabile per la raccolta di plasma.

Nelle forme più disparate, uno degli atti più belli della vita è quando ci possiamo rendere utile per il prossimo, dando qualcosa di più prezioso che abbiamo. Il proprio sangue. Quell'atto diventa un momento sublime nella salvezza di una vita umana.

Esalta il valore della vita stessa, abbattendo barriere di razza, di religione e di ideologia politica, rappresentando al tempo stesso uno dei pochi momenti di vera medicina preventiva.

Con la speranza che questo appello, questo problema, che pur toccandoci così da vicino lo sentiamo - spesso - così lontano, riesca a squarciare quel velo apatico che da troppo racchiude quella grande sensibilità nascosta sotto forma di egoismo personale riesca ad aumentare la nostra schiera di donatori, vi lascio con una massima molto significante: una goccia di sangue per chi lo dona è poca cosa.

Tanta è, per chi lo riceve.

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