Centro Controllo Galileo

"Il nuovo centro di controllo consente all'Abruzzo di partecipare con un ruolo da protagonista al più importante programma industriale europeo, di rilevanza strategica, su cui la Regione ha puntato moltissimo. La sua realizzazione e la nuova politica europea nel settore dell'attività spaziale ci attribuiscono una straordinaria capacità di innovazione".

Perché zona sismica "due" per l'Aquila?

di Gino Di Tizio

«Perché L'Aquila fu lasciata in zona sismica due qual­che anno fa? E chi lo decise?». So­no domande insistenti che in queste ore per lui non facili, stret­to com'è da attacchi politici e da contestazioni dell'associazione «309 martiri» propone il sindaco dell'Aquila Massimo Cialente.

Da Gabrielli dura replica a don Ciotti

di Gino Di Tizio

II botta e risposta tra l'Associazione Libera di don Luigi Ciotti e l'ex prefetto del­l'Aquila Franco Gabrielli, oggi ca­po della Protezione civile nazio­nale, sulla ricostruzione e sulle in­filtrazioni della criminalità orga­nizzata, merita approfondimenti e riflessioni, per capire la realtà della situazione che si vive nel ca-poluogo regionale.

Bilancio in rosso: «I politici incapaci se ne stiano a casa»

II presidente di Confindustria Chieti, Paolo Primavera attacca la classe dirigente rea del buco in Regione

di Gino Di Tizio 

«II buco che viene fuori improvvisamente alla Regio­ne di ben 360 milioni, legato a come negli anni è stata gestita la sanità in Abruzzo? In una qualsiasi impresa una simile vicenda sarebbe finita con l'estromissione immediata dei colpevoli» non fa sconti il presidente della Confin­dustria della provincia di Chieti ingegner Paolo Primavera, con­vinto che «il, mondo degli im­prenditori e i cittadini non posso­no rimanere inerti a subire l'incre­dibile situazione che si è creata al­la Regione Abruzzo».

Tasse più alte per rimediare alla malapolitica

Negli incontri che Gianni Chiodi ha fatto in varie assemblee pubbliche per spiegare il suo piano di riordino della sa­nità abruzzese, prima che gli capi­tasse tra capo e collo la mazzata dell'ulteriore buco di 360 milioni risalente al periodo 2004-2007, si è molto appellato alla classe diri­gente di questa regione, perché mostrasse il grado di maturità e di responsabilità necessari in questi durissimi frangenti. Ha detto con chiarezza estrema che c'è da rime­diare ad una gestione dissennata, anzi «scandalosa» che c'è stata della sanità abruzzese, e non ha mancato di addebitare sia al cen­trodestra che al centrosinistra le pesantissime responsabilità della situazione disastrosa che ha trova­to. Non è comunque di questo argomento, cioè del buco che è emerso perché sia la giunta Pace che quella Del Turco hanno di­stratto i fondi del governo desti­nati alla sanità in altri capitoli di bilancio (come ha affermato Chiodi), che vogliamo parlare, ma ci interessa occuparci dell'ap­pello alla responsabilità che non ha trovato alcuna accoglienza. Mentre infatti si sta profilando una situazione davvero dramma­tica per l'Abruzzo, con gli abruz­zesi che rischiano di dover pagare altre tasse per rimediare agli scan­dali di una politica quantomeno incapace, dalla stessa politica con­tinuano ad arrivare dimostrazioni che non si è per niente capita la gravita del momento. Da Guardiagrele si vogliono alzare barrica­te contro la riconversione del lo­cale ospedale, da Casoli, il sinda­co De Luca, dopo il no del Tar al­la richiesta di sospensione del pia­no, ha annunciato il ricorso al Consiglio di Stato. Stessa cosa fa­ranno, presumibilmente, i primi cittadini dei paesi che ospitano ospedali sottoposti alla cura pre­vista dal Piano di riordino, nel tentativo di mettere sotto control­lo la spesa sanitaria. Ora si può certamente criticare il metodo usato dal presidente Chiodi e dal­la sua giunta per portare avanti il

Ora si può certamente criticare il metodo usato dal presidente Chiodi e dal­la sua giunta per portare avanti il Piano, ma è indubitabile che le reazioni che ci sono state ovun-que si è tentato di cambiare le co­se, portando anche numeri e fatti a motivare le scelte, non predi­spongono di sicuro alla condivi­sione del cammino da fare. Se ognuno difende il suo orticello, se è il campanile, atavica piaga di questa regione, a dettare legge, non c'è speranza di salvarsi dal naufragio. L'unica allora diventa imporre le scelte che derivano non solo dai conti che non torna­no ma da una situazione che ve­de in Abruzzo l'esistenza di ben 35 ospedali tra pubblici e privati. Così la pensa Chiodi e certi atteg­giamenti fanno di tutto per dargli ragione.