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Lettera aperta al Commissario Vasco Errani

Il Presidente dell'ARPO (Associazione Regionale Produttori Ovicaprini d'Abruzzo) ha inviato la seguente lettera aperta al Commissario Errani: “non gettiamo un altro seme sull’asfalto”.

Al Commissario straordinario Sig. Vasco Errani,

Negli scorsi giorni il Commissario Vasco Errani ha dichiarato: “Vogliamo ricostruire tutto rispettando l'identità le comunità e i luoghi e riattivando subito l'economia e il lavoro. Quando avremo ricostruito vogliamo che le persone abbiano una prospettiva sicura”.

Il nostro Appennino è stato fin da tempi remoti e continua ad essere luogo di terremoti, che oggi più di un tempo sembrino avere la capacità di cancellare in pochi istanti tutto ciò che gli uomini hanno realizzato nei secoli precedenti.

L'opera di ricostruzione, che genera considerevoli centri di spesa e che purtroppo spesso si slega sia dagli obiettivi che dai principi etici della Costituzione repubblicana, prevede in maniera quasi esclusiva la ricostruzione di immobili che specie in zone rurali  restano poi  inutilizzati a causa dell'abbandono delle popolazioni delle zone interne.

Consistenti investimenti di denaro pubblico divengono così sterili, come gettare un seme di grano sull'asfalto.

Nella storia che ci ha preceduto queste comunità sono sopravvissute nonostante eventi disastrosi e sismici  solo grazie al legame che gli abitanti non hanno interrotto con le attività economiche del luogo: un'agricoltura che ha sempre curato l'uso sostenibile delle risorse, l'allevamento e la pastorizia, che hanno dato la possibilità di ricostruire ma anche di dare continuità alla permanenza nelle aree montane con dignità produttiva.

La vocazione di queste aree apparentemente fragili ma così ricche di risorse oggi richieste sul mercato internazionale è quella dalla produzione enogastronomica di qualità  connessa a flussi di turismo (esperienziale, enogastronomico, sacro, sportivo naturalistico).

Se la ricostruzione non avrà, a monte, un progetto di rete produttiva, allora sarà una ricostruzione fine a se stessa, in grado solo di alimentare un breve incremento di attività edilizia, per poi abbandonare nuovamente i nostri paesi al loro destino di svuotamento.

Altrettanto, nei progetti di ricostruzione, deve essere assicurato l'abbattimento delle barriere architettoniche, con il duplice fine di rendere i paesi più fruibili dai residenti, che spesso sono popolazione anziana, e da un turismo diversamente abile.

Non dimentichiamo che gli anziani per queste aree rappresentano l'ultimo fronte contro la desertificazione, garantendo una continuità di presenza e di memoria nonché attrattore.

E’ fin troppo facile riscontrare come, tra il terremoto del 1984 e quello del 2009, si sia arrivati  ad una spesa pubblica fino a 100mila euro per residente (bambini compresi): ma l'esodo non si è fermato, anzi.

Si è letto sulla stampa in questi giorni che il terremoto, come ogni drammatica crisi, è anche un'opportunità di sviluppo: sta a chi programma gli investimenti farlo divenire un'occasione non solo di qualche appalto momentaneo, ma di un vero rilancio dei territori e della loro vocazione.

Chi conosce e ama la storia di queste terre, segnata anche da terribili tragedie, spera che il denaro pubblico che sarà investito in questa ricostruzione non sia soltanto un palliativo per qualche ditta e qualche progettista, ma dia davvero una nuova opportunità a chi qui vuole vivere e lavorare.

Nunzio Marcelli

Elettra Rinaldi