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Angelino AlfanoChi ha paura non è libero

di Francesco Rapino

Il Ministro dell'Interno, Angelino Alfano, su invito del Sindaco di Chieti, Umberto Di Primio, ieri pomeriggio, presso il Teatro Marrucino di Chieti, nel corso di un dibattito pubblico che ha visto gli interventi di Stefano Trinchese, direttore del Dipartimento di Lettere, Arti e Scienze Sociali dell’Università G. d’Annunzio e del direttore del quotidiano “Il Centro”, Mauro Tedeschini, ha presentato il suo ultimo libro “Chi ha paura non è libero. La nostra guerra contro il terrore”.

Terrorismo internazionale, sicurezza pubblica e prevenzione, immigrazione e profughi, regime del terrore nei paesi in stato di guerra, cooperazione con gli altri stati europei in nome delle radici comuni, integrazione, lavoro delle forze dell’ordine: i temi principali sviluppati nel corso dell'incontro pubblico dal Ministro Alfano che ha reso noti cifre e dati riguardanti il flusso degli immigrati e la relativa ripartizione tra gli altri stati Ue.

“È vero, non c’è libertà in chi ha paura – ha rimarcato il sindaco di Chieti, Umberto Di Primio – invece chi non ha paura dà libertà ai propri sentimenti dando modo al proprio io di sovrastare qualsiasi cosa e di fare azioni che hanno poco a che fare con la religione e altre volte rappresentano uno stato per affermare la prevaricazione.

Si vorrebbe negare l’essenza stessa della società, di negare la dignità dell’uomo con mezzi nuovi, straordinari. Ci sono anche le azioni contro i simboli come ad esempio quelli in terra di Nord Africa. Importante è anche la comunicazione visiva, ricordo alcune immagini quasi cinematografiche di azioni dei terroristi. Vengono utilizzati elementi che prima non c’erano”.

“Questo è un tema di grande attualità – ha aggiunto il direttore del Dipartimento di Lettere, Arti e Scienze Sociali dell’Università G. d’Annunzio, Stefano Trinchese – il titolo è molto efficace. Si fa riferimento ad elementi che ci sembrano lontani ma che ci riguardano direttamente.

La paura deriva dalla pressione dei terroristi. Questo libro ci dà una visione dell’Islam che non coincide con quella moderna. Questa è una minoranza pericolosa, ma minoranza. L’Islam rappresenta una porzione minore. Il libro aiuta ad essere fermi a reprimere tutti quegli elementi che mettono a rischio la nostra popolazione.

Erigere dei muri non basta per appianare le tensioni sociali, la mancanza di integrazione, gli scontri. Queste sono le intolleranze reciproche, soprattutto le nostre. In altri Paesi dove maggiori sono i contrasti, si manifestano casi eclatanti.

Possiamo fare molto a livello di comunità (culturale, ecclesiastica, accademica). Non dobbiamo perdere mai il gusto del dialogo, dobbiamo favorire l’occasione di scambio e incontro. Non dobbiamo dare spazio a questa minoranza che ci assilla”.

Un incontro particolarmente gremito quello con il pubblico teatino che ha visto la presenza di rappresentati delle istituzioni, parlamentari abruzzesi, forze dell'ordine, rappresentanti di associazioni e semplici cittadini.

“Umberto Di Primio mi ha fatto un regalo invitandomi – ha concluso il Ministro Alfano – perché mi ha fatto conoscere questo teatro. Per la stesura di questo libro ho utilizzato i miei interventi in Parlamento, le mie relazioni universitarie, gli interventi accademici e scientifici.

Questo libro l’ho scritto perché mi sono capitate due cose. La prima nel mese di giugno del 2014 quando ho incontrato una mia collega, era appena successo l’attentato di Bruxelles, aveva le lacrime agli occhi e cominciò a parlare dei combattenti stranieri, cominciò a dirmi certe cose che io conoscevo solo a livello teorico e che in quel momento vedevo concretamente nei suoi occhi.

Diceva che noi come Europa dovevamo esportare il nostro modo di essere occidentali. Ciascuno di noi aveva i brividi alla schiena. Quello che è successo a Bruxelles poteva succedere in qualsiasi Paese europeo.

La seconda cosa è che poi, parlando con le persone, mi sono reso conto che era visto come un posto lontano ed una strage lontana. Non avevamo idea di che cosa fosse il coraggio, di che cosa fosse l’Isis, che ci fosse questo rischio così forte.

Così ho pensato che dovevo lasciare una traccia scritta perché non bastava la mia attività da Ministro, una traccia scritta per divulgare quello che stiamo vivendo. Ho 45 anni, a me e alla mia generazione è capitato un grande privilegio, ho conosciuto solo la pace e la libertà. Mio padre che è nato nel 1936 ha conosciuto da bambino la guerra.

Mio nonno, che io non ho conosciuto, ha avuto a che fare con le guerre. Noi abbiamo la necessità di capire che la pace e la libertà sono in pericolo, quindi dobbiamo spendere ogni nostra energia pur di difendere quello che abbiamo, questo deve essere lo scopo non solo degli uomini di Governo ma di chi si trovi a svolgere qualsiasi ruolo.

Anche difendere il proprio stile di vita significa difendere la propria libertà perché con gli attentati di Parigi non sono stati presi di mira gli obiettivi sensibili mai luoghi del nostro vivere quotidiano, quindi hanno voluto aggredire il nostro modo di vivere.

Allora sono voluto andare con la mia famiglia al Cinema e in pizzeria a Roma e quando li ho visti stracolmi ho visto che la nostra voglia di vivere, i difendere il nostro modo di vivere occidentale, era più forte della paura che ci volevano incutere i terroristi. Quello per me è stato un messaggio importantissimo, fondamentale”.