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La caserma dei Carabinieri di Manoppello Alta

di Tullio Parlante

Con amarezza e sdegno si viene a conoscenza – tramite un articolo di Walter Teti sul Centro del 5.3.15 – che la locale caserma dei Carabinieri locata a Manoppello alta ha ricevuto lo sfratto dai proprietari dell’immobile.

Per riportare l’attenzione dell’opinione pubblica locale su questo problema bisogna tornare un po’ indietro nel tempo, affinché chiarezza  si potrà fare. Parliamo dell’anno 2007.

Premesso che il Sindaco della precedente amministrazione Giorgio De Luca, insieme all’interesse dell’allora Gen. Sessa - Comandante della Regione Carabinieri Abruzzo,  aveva quasi concretizzato la realizzazione del nuovo immobile trovando i fondi insieme al progetto di realizzazione e terreno messo a disposizione dal Demanio.

Premesso che la realizzazione del nuovo stabile adibito a caserma fu anche campagna elettorale dell’attuale Sindaco Gennaro Matarazzo, i cittadini di Manoppello – a oggi – non sono riusciti ancora a capire il perché della non realizzazione dell’opera.

Quando venne presa in seria considerazione l’idea dello spostamento di questa struttura, per una migliore erogazione di un servizio che riguardava e riguarda la sicurezza, tenendo anche in considerazione la crescita esponenziale della popolazione dovuta allo sviluppo edilizio della città, l’allora Giunta Comunale non fece altro che attivarsi per reperire i finanziamenti.

Senza ripercorrere i vari passaggi (come ben spiegato e specificato nell’articolo del Centro) e in merito alla codardia politica nell’affrontare i problemi legati al territorio, quello che lascia basito il comune cittadino – che credeva fortemente nella realizzazione di quel progetto – è questo vergognoso scarica barile tra i vari organi istituzionali  politici territoriali che, al momento del “bisogno elettorale” erano tutti agnellini sacrificali per un singolo voto d’ottenimento, ma, dopo aver raggiunto lo scopo elettivo, hanno utilizzato al massimo la capienza del serbatoio della dimenticanza per far perdere quel finanziamento  che – a torto o ragione – ha coinvolto negativamente personaggi politici e non che credevano nel buon senso della buona amministrazione del territorio.

Vivendo un periodo drammatico, sotto l’aspetto di tagli e risparmi, in molti si chiedono: si riuscirà ad avere un’altra opportunità di concretezza politica-economica per la realizzazione di un’opera che doveva essere una delle priorità sul rilancio di questo comprensorio?

Ai posteri l’ardua sentenza. Se si dovesse dare atto esecutivo allo sfratto (come purtroppo credo che la legge imponga) considerando che il riposizionamento logistico del personale militare per l’Arma non sarà un grosso problema, il territorio - che va da Manoppello Scalo a Manoppello alta per seguire alla Basilica del Sacro Velo fino al Comune di Serramonacesca – rimarrebbe  priva di rappresentanza  istituzionale, con tutti i problemi derivanti dall’aumento della microcriminalità che altro non aspetta di poter mettere le mani sul territorio.

L’irresponsabilità politica nell’essere stata sempre ai margini dei o del problema, considerando che – probabilmente - nulla fu fatto per recuperare quel finanziamento che allora si poteva benissimo intercettare, va evidenziata per l’immobilismo perenne verso questa collettività.

La politica – pur con riuscite negative – è scusata se si impegna. Diversamente, non possiamo sempre pagare stipendi e gettoni di presenza a chi della cultura amministrativa-territoriale da un peso inutile e insignificante, giustificando soltanto l’esproprio forzoso in ambito di sistema.

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