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La scrittrice e saggista di origini teatine, che ha inaugurato un nuovo genere letterario

di Morena Marzoli

Luisa Gasbarri è una docente, sceneggiatrice, studiosa di storia delle donne, saggista e scrittrice di romanzi, ha inaugurato il nuovo genere letterario "noir shocking",

il suo ultimo romanzo: "Il male degli angeli" accompagna il lettore in un viaggio affascinante ricco di mistero.

Intervista all'autrice:

Come e quando nasce la sua passione per la scrittura?

Mia mamma quando mi vede affaccendata, e in genere lo sono, mi ricorda sempre che a sei anni già smaniavo di rientrare a casa per scrivere ‘il libro’.

Non so dunque se la mia identità si sia costruita prima della scrittura o viceversa.

La mia percezione del mondo è sempre stata inseparabile dalla necessità di riconfigurarlo a mio modo attraverso le parole.

È la dimensione artistica che mi permette di vivere pienamente, che mi fa cogliere il senso delle cose con l’intero mio essere.

Quando scrivo non riesco infatti mai a limitarmi al racconto di una storia, devo ripensare l’esistente dalle fondamenta, esprimerne una visione nuova.

È una sorta di condanna, o l’unica salvezza possibile per chi, come me, è capace di distinguere l’ordito del mondo solo attraverso la filigrana delle parole.

Qual è stata la fonte d'ispirazione del suo ultimo romanzo: "Il male degli angeli"?

"Il male degli angeli" colpisce tutti per la trama inattesa, imprevedibile.

Sono in pochi a conoscere i fatti specifici cui il romanzo fa riferimento, ma questi eventi inconsueti sono documentati, anche se naturalmente le mie finalità non erano quelle di uno storico: in un thriller la fiction predomina.

Ero alla ricerca di esempi di solidarietà femminile, tema su cui oggi per fortuna torna a convergere l’attenzione, o almeno se ne parla.

Spesso, per un insano pregiudizio, si ritiene infatti che le donne non anelino che a distruggersi a vicenda, e non è vero.

Le donne hanno semmai introiettato il modello della competitività maschile, che per il loro bene dovrebbero smantellare gli uomini per primi.

Ma sodalizi forti le donne li hanno realizzati eccome, sotto tutti i cieli, ce li descrive persino la Bibbia.

Certo, che i loro legami si siano cementati addirittura in una élite esoterica, e nel cuore della Berlino nazista, è meno noto, ma si tratta comunque di una vicenda che permette di investigare fino in fondo la resilienza femminile in uno dei frangenti storici più delicati e nevralgici della storia recente.

Non potevo accantonarla dopo averla scoperta, l’ambiguità delle sue sfaccettature mi induceva a pormi molte domande, allora ho cominciato a scavare...

Che cosa si intende per noir shocking?

L’espressione fonde insieme due tinte liminari: il rosa shocking è la tinta più beffarda, squillante e improbabile dello spettro dei colori, mentre in letteratura il termine noir allude inoltre a un racconto costruito sulle contraddizioni irrisolte, cupe, stranianti della realtà intorno.

Il genere noir shocking è dunque una sfumatura del thriller dove i conflitti e i crimini hanno una forte connotazione gender, in modo che il lettore non possa evitare di confrontarsi con gli aspetti sessuali, sessuati o sessisti insiti nella violenza, nelle categorie sociali imperanti, negli stereotipi dell’immaginario collettivo, nel linguaggio.

È una modalità del narrare che, attraverso la suspense, ci invita a ripensare aspetti consolidati e spesso indiscutibili del mondo, come l’usuale, doloroso e apparentemente irriducibile antagonismo tra il maschile e il femminile.

Quali sono le maggiori soddisfazioni che ha incontrato come scrittrice e quali difficoltà?

Emozionare gli altri gratifica su tutto, certo, ma a mio parere non si è scrittrice per scelta o per soddisfazione quanto per destino: non si asseconda che la necessità del proprio inverarsi, direbbe Dante.

Naturalmente va mantenuta netta la distinzione tra l’essere scrittori e il pubblicare libri, due cose ben diverse.

Sulle difficoltà potrei dilungarmi ore. La letteratura non se la passa bene al presente, e in Italia si legge anche poco.

Si prediligono autori consolidati, storie di provincia, narrazioni tradizionali, non per nulla il romanzo storico ottiene da noi attenzioni e favori che alla fantascienza non si rivolgono mai.

Non si è inclini all’innovazione, alla sperimentazione.

Tendendo alla mescolanza di genere, io incontro spesso difficoltà, mi sento ripetere: “E in che collana lo inseriamo questo libro?” Ecco, ragionare ancora attraverso paratie ed etichette, dover classificare tutto, non incentiva creatività e libertà espressiva.

Quale consiglio darebbe a uno scrittore esordiente?

Si pubblicano attualmente migliaia di libri, a una velocità vertiginosa, gli scrittori ormai sono quasi più dei lettori, e si tratta di scrittori che spesso non leggono né sono abituati a rileggere se stessi.

A uno scrittore proporrei quindi di interrogarsi in primo luogo sulle ragioni della propria vocazione, mi si passi il termine volutamente retrò.

Se si tratta di un’urgenza interiore, pertanto irriducibile, non potrà farne a meno.

Ma se il desiderio è quello di pubblicare un libro per altri scopi, o la scrittura di questo libro non si accompagna a letture profonde e trasversali, a esercizio e sacrificio, riscrittura, revisione perenne, tensione esistenziale, sete autentica di verità, e di bellezza nel senso in cui la intendeva Simone Weil, gli consiglierei caldamente di centrare meglio i suoi obiettivi.

La vera letteratura consuma, è un dispendio di sé che va valutato.

Sta lavorando ad un nuovo progetto letterario?

Nella mia testa non smetto mai di immaginare, tuttavia per il momento vorrei far conoscere questo mio nuovo romanzo ai lettori.

Anzi mi appello a loro. Sostenete la cultura, leggete soprattutto ciò che è diverso, ciò che è meno pubblicizzato, evidente.

Oggi purtroppo non basta più scrivere, bisogna dare visibilità a ciò che si fa.

Se rimanesse sconosciuto, un libro bellissimo, anche costato anni di lavoro, sarebbe pur sempre simile a una Monna Lisa rinchiusa in uno scantinato.

tutti pazzi per la Civita

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