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Nasceva cent’anni fa lo scrittore che troppi hanno scambiato per un battutista

Quel profeta del Grande Nulla Italiano

di Massimo Raffaeli

Ha scritto due romanzi essenziali, Tempo di uccidere (‘47) e Melampus (‘70), eppure Ennio Flaiano non ha avuto mai accesso al cosiddetto Canone del nostro Novecento.

Basta aprire Internet per accorgersi che, nel senso comune, egli resta un autore di pungenti aforismi e glaciali freddure, insomma un outsider brillante e dispersivo, quasi il gemello di Mino Maccari e di Leo Longanesi, firmatario in vita sua di appena sei libri cui non ha giovato neanche il continuo stillicidio delle pagine postume (per lo più diari, scritti giornalistici, pièces teatrali e radiofoniche) culminato a metà degli Anni Novanta nell'impeccabile edizione delle Opere (Bompiani «Classici ») a cura di Maria Corti e Anna Longoni.

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