Pietro Di Donato, scrittore, nasce il 3 aprile 1911 a West Hoboken, e muore a New York, il 19 gennaio 1992.

E' nato nel New Jersey da genitori emigrati da Vasto, nella provincia di Chieti, in Abruzzo.

Ha avuto poca formazione scolastica ma ha raggiunto una grande popolarità con il suo primo romanzo "Cristo tra i muratori" del 1939.

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Lino Manocchia 

di Walter De Berardinis 

Lino Manocchia, giornalista, nasce a Giulianova il 20 febbraio del 1921, nell’abitazione di via Madonna dei Sette Dolori oggi via Amendola.

È il primogenito del giornalista e scrittore, il cav. Francesco Manocchia, scomparso durante il bombardamento su Giulianova del 29 febbraio 1944, e di Filomena Spadacci, d’origini toscane.

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Carmine Spitilli, giornalista. Nasce l'11 marzo 1920 a Silvi. Vive a Pescara.

Nella sua lunga attività professionale ha collaborato con numerose testate giornalistiche, fra cui “Il Tempo”, “Il Giornale del Mezzogiorno”, “Sport Sud”, “L’Avvenire”, “Il Resto del Carlino”, “Il Mattino”, e per un lungo periodo con “Il Messaggero”.

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Petronilla Paolini Massimi

Alla Biblioteca Marconi a Roma, vicino al viale omonimo, l’8 marzo si celebra una donna simbolo che da Tagliacozzo andò a Roma sposa bambina a un patrizio della nobiltà papale, fu chiusa a Castel Sant’Angelo, ebbe consolazione nella poesia, e volle anche tornare in Abruzzo.

Mente capace d’ogni nobil cura ha il nostro sesso” potrebbe essere lo slogan della Festa della donna, con l’aggiunta di un tocco di femminismo: “Sol del nostro valor l’uomo è tiranno”.

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Nasceva cent’anni fa lo scrittore che troppi hanno scambiato per un battutista

Quel profeta del Grande Nulla Italiano

di Massimo Raffaeli

Ha scritto due romanzi essenziali, Tempo di uccidere (‘47) e Melampus (‘70), eppure Ennio Flaiano non ha avuto mai accesso al cosiddetto Canone del nostro Novecento.

Basta aprire Internet per accorgersi che, nel senso comune, egli resta un autore di pungenti aforismi e glaciali freddure, insomma un outsider brillante e dispersivo, quasi il gemello di Mino Maccari e di Leo Longanesi, firmatario in vita sua di appena sei libri cui non ha giovato neanche il continuo stillicidio delle pagine postume (per lo più diari, scritti giornalistici, pièces teatrali e radiofoniche) culminato a metà degli Anni Novanta nell'impeccabile edizione delle Opere (Bompiani «Classici ») a cura di Maria Corti e Anna Longoni.

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