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Firmata richiesta formale per bocciare il progetto

di Francesco Rapino

Questa mattina negli uffici della Regione Abruzzo c'è stata l’apposizione formale, tutti insieme, delle ultime firme in calce alle lettere che sono state seduta stante inviate ai Ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico per invitarli a fermare l’assurdo progetto di prelievo di gas al di sotto del Lago di Bomba con tutte le strutture connesse.

Un progetto dannoso per l’ambiente e che mette a potenziale rischio le popolazioni locali e che, soprattutto, ignora del tutto il principio di precauzione, la cui applicazione è stata giustamente sollecitata anche in una sentenza di merito del Consiglio di Stato.

All’incontro di questa mattina hanno partecipato, tra gli altri, il presidente della Regione Luciano D’Alfonso, il sottosegretario con delega all’ambiente Mario Mazzocca, la Provincia di Chieti, sindaci del territorio, Wwf, Legambiente e il comitato di cittadini “Gestione Partecipata Territorio” di Bomba.

Non manca proprio nessuna firma in calce alle note inviate al Ministero dell’Ambiente per chiedere di “bocciare” una volta per tutte l’istanza di richiesta di coltivazione del giacimento di gas naturale denominato “Colle Santo” e a quello dello Sviluppo Economico di ritirare lo stesso Permesso di Ricerca, visto che tra gli altri anche il Ministero aveva presentato ricorso al Consiglio di Stato affinché non si procedesse alla coltivazione del giacimento per i forti rischi idrogeologici.

Al Ministero si chiede inoltre di deliberare definitivamente l’impossibilità di sfruttare il giacimento di gas naturale di Bomba affinché non si possa ripresentare in futuro un ulteriore “nuovo” progetto.

In un altro documento, infine, si segnala al Ministro dell’Ambiente e ai dirigenti del Comitato Via nazionale, organo tecnico che deve pronunciarsi sulla compatibilità del progetto, alcune presunte irregolarità.

Dallo studio delle carte emerge, infatti, che tra il Comitato Via del Ministero dell’Ambiente e la Cmi Energia c’è stato uno scambio ufficioso di documenti finalizzato a concordare un modo “accettabile” per provare a scavalcare il principale motivo di opposizione al progetto ribadito dalla Sentenza del Consiglio di Stato, ossia la correttezza dell’applicazione del principio di precauzione. Le suddette presunte irregolarità sono state oggetto anche di un esposto alla Procura della Repubblica di Roma presentato alcuni giorni fa da Massimo Colonna, in qualità di Presidente del Comitato di cittadini “Gestione Partecipata Territorio”.

“La determinazione di questo fronte ambientale-territoriale è irrisolvibile per quanto riguarda coloro i quali hanno in mente di realizzare l’investimento che rovina quella parte d’Abruzzo e la sua dignità ambientale – ha affermato il governatore della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso – noi oggi abbiamo messo in evidenza ulteriori due debolezze che faremo valere dal punto di vista nazionale. Il fatto che manca l’abruzzese nel Comitato Via nazionale ed il nostro direttore generale dell’Arta che ha diritto, in ragione degli interessi abruzzesi, a sedere lì e a condurre parte delle istruttorie di nostra competenza.

Ed è viziata la condotta del Ministero per la quale io ho rappresentato il tutto alle Prefetture di riferimento per determinare data certa, ma anche all’Autorità Giudiziaria che deve sovrintendere e presidiare la correttezza delle procedure e naturalmente al ministro dell’Ambiente.

Poi abbiamo tolto di mezzo anche il suolo in corrispondenza del quale si faceva parte importante dell’investimento.

Arap ha ritenuto concluso il tempo contrattuale e non ci sarà nessun rinnovo, se nascerà un contenzioso civilistico siamo pronti a reggerlo e anche a prevalere. Basta con questo atteggiamento da Safari rispetto ai beni comuni di valore ambientale della nostra regione”.

La vicenda del giacimento di gas naturale denominato “Colle Santo” sito nel territorio dei Comuni di Bomba, Archi, Roccascalegna, Torricella Peligna, Pennadomo, Villa Santa Maria, Atessa e Colledimezzo, in provincia di Chieti, è decisamente paradossale.

Un primo progetto venne accantonato nel 1992 da AGIP per serie problematiche ambientali. Nel 2004 subentrò invece la società Forest Cmi Spa che il 20 febbraio 2009 presentò all’Unmig l’istanza, denominata «Colle Santo», volta ad ottenere la concessione di coltivazione del giacimento. Una ipotesi subito contrastata dalla popolazione locale, che si costituì in Comitato, dai sindaci del territorio, dalla Provincia, dalla Regione.

Il progetto venne respinto per ben due volte dal Comitato Via della regione Abruzzo (Giudizi 1929/2012 e 2315/2013) e poi definitivamente bocciato dal Consiglio di Stato in sede giurisdizionale con la Sentenza 02495 depositata il 18 maggio 2015. Ebbene quel progetto è stato ripresentato sostanzialmente identico da Cmi Energia Srl il 20 maggio 2016. Una scelta che Wwf, Legambiente e Comitato “Gestione Partecipata Territorio” definirono, presentando nell’estate 2016 le loro osservazioni in opposizione, come “una offesa ai cittadini e allo Stato”.

“Credo che nella nostra regione sia la prima volta che venga sottoscritta una mole di documentazione dalla Regione stessa, dall’istituzione provinciale, da 23 sindaci, dai Comitati dei cittadini, da Wwf e Legambiente che sono le associazioni ambientaliste più conosciute – ha sottolineato il sottosegretario alla Presidenza della Regione, Mario Mazzocca - per evidenziare la necessità di salvaguardare un territorio ampio e connotato di enormi peculiarità come quello del lago di Bomba e delle zone limitrofe dal tentativo delle trivellazioni che si sta mettendo in atto da parte di un privato e su cui si è deciso in un lontano passato di non intervenire perché vi era, così come vi è ancora un problema relativo all’altissima probabilità, se non la certezza, che una volta proceduto alle escavazioni delle trivellazioni in quella sede, si possono verificare degli effetti nefasti per il lago stesso.

Per questi motivi abbiamo insieme a tutti sottoscritto questi documenti e li manderemo al Ministero dell’Ambiente, al Ministero dello Sviluppo Economico e al Comitato Via nazionale e che segue un po’ le attività svolte dalla Regione Abruzzo nel cooorso di questi ultimi tempi riguardo a questa tematica.

Noi abbiamo quattro procedimenti giudiziari in corso, aperti con il Governo nazionale, in alcuni casi c’è già stato il pronunciamento da parte della Corte Costituzionale che ha dato ragione alle Regioni, in un caso all’Abruzzo che fu l’esclusivo ricorrente.

Quindi contiamo che, unendo le forze e i piani di confronto con il Governo nazionale, si possa arrivare a delle decisioni che riteniamo che siano le più congrue ed opportune per la nostra regione.

Nella giunta di domani verrà esaminato il quarto atto che la Regione ha già emesso in tal senso, ovvero l’approvazione delle osservazioni formulate dal Comitato Via”.

La bocciatura definitiva è, secondo le autorità politiche locali e i cittadini, del tutto inevitabile alla luce anche di una serie di fattori: il Ministero dello sviluppo economico e il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, insieme al Comitato di cittadini “Gestione Partecipata Territorio” di Bomba e al Wwf, sono stati tra i ricorrenti al Consiglio di Stato; il territorio con tutte le sue rappresentanze politiche, dalla Regione ai Comuni, si è opposto in ogni sede al progetto; le condizioni ambientali che rendono il giacimento non sfruttabile non muteranno nei prossimi decenni e anzi la situazione delle frane attive e quiescenti che circondano il bacino idroelettrico del lago di Bomba può solo peggiorare; la nuova istanza della Cmi Energia Srl, è da ritenersi illegittima, in quanto chiede di sottoporre a giudizio di compatibilità ambientale un progetto identico a quello bocciato poco più di un anno prima da una sentenza del Consiglio di Stato e che un fondamentale principio del diritto romano afferma che “Ne bis in idem”, ossia alla lettera “non due volte per la medesima cosa”.

Si tratta ora di proclamarla in forma definitiva per consentire ai cittadini e ai loro rappresentanti pro-tempore di esercitare il sacrosanto diritto di decidere del futuro del loro territorio in base ai veri interessi della collettività.

“Il Wwf, Legambiente ed il Comitato dei cittadini locali, insieme a tutti i sindaci del territorio, alla Provincia e alla Regione rappresentata dal presidente D’Alfonso e dal sottosegretario Mazzocca – ha rimarcato il presidente di Wwf Abruzzo, Luciano Di Tizio – hanno firmato dei documenti che saranno inviati al Ministero dell’Ambiente e al Ministero dello Sviluppo Economico per sancire questo no perché venga eliminata una volta per tutte la possibilità di ciò ch esi sta paventando.

Prendere il gas sotto il lago di Bomba rappresenta, oltre che un investimento inutile e dannoso per il territorio dal punto di vista ambientale, anche un problema di pericolosità.

Quindi chiediamo di cancellare quel tipo di ricerca, questo è un ulteriore passo avanti, il territorio ha dimostrato la sua contrarietà totale, occorre che adesso che il Governo impari ad ascoltare il territorio”.

 

Francesco Rapino

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