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Riserva Naturale Regionale del Borsacchio

Tra il fiume Tordino e il fiume Vomano si estende il litorale di Roseto degli Abruzzi e di Giulianova, con uno sviluppo lineare di circa dieci chilometri.

La spiaggia, bassa con sabbia finissima, ha una pendenza debole.

Il fondale, con la media dello 0.7% di pendenza nel tratto di mare tra Villa Rossi e Villa Mazzarosa, è interessato dal fenomeno dell’erosione.

Le scogliere artificiali aderenti, emergenti e soffolte, ma anche i pennelli trasversali non hanno risolto il problema, anzi sembra che i nuovi impatti antropici incidono sul delicato ambiente costiero.

Le cause dei processi erosivi, che provocano l’arretramento della linea di riva, sul litorale di Roseto, come in tutta la costa teramana, dipende in gran parte dalle conseguenze dell’attività estrattiva in alveo, sul Tordino e sul Vomano, un fenomeno che ha interessato quasi tutti i fiumi abruzzesi.

L’estrazione di inerti dall’alveo e la massiccia riduzione delle portate dovuta alla captazione delle sorgenti a monte, rappresentano le principali cause della drastica riduzione dell’apporto solido a mare e quindi dell’erosione del litorale.

La necessità di conservare gli aspetti paesaggistici ed ambientali, con una strategia capace di affrontare in modo sostenibile la complessa problematica della conservazione del sistema costiero, ha determinato la nascita di una nuova area protetta.

La Riserva Naturale Regionale del Borsacchio, istituita con Legge della Regione Abruzzo n. 6 dell’8 febbraio 2005 con il perimetro definitivamente approvato con Legge n. 34 del 1 ottobre 2007, tutela formalmente l’incontaminata bellezza di un’area, quella del Borsacchio, con i suoi aspetti di integrità della costa sabbiosa abruzzese, la presenza di dune embrionali di vegetazione alofita con tratti di macchia mediterranea dove si riproducono e sostano rare specie di uccelli.

I confini della Riserva naturale regionale del Borsacchio comprendono un’area di 1100 ettari nei territori comunali di Roseto degli Abruzzi e Giulianova.

La riserva protegge uno dei rari tratti di costa e terreni rimasti ancora liberi dall’urbanizzazione incontrollata che ha trasformato in pochi decenni le tranquille coste del mare Adriatico in un ambiente completamente edificato ed antropizzato.

Al di là dei progetti di lottizzazione edilizia che hanno caratterizzato alcune zone dell’area protetta, con numerose polemiche e divisioni all’interno della comunità rosetana e teramana, la riserva del Borsacchio è ancora un giardino fiorito da scoprire lentamente, ultimo baluardo di natura incontaminata in grado di resistere al triste fenomeno dell’avanzata incontrollata e scellerata del cemento che ha devastato la maggior parte del litorale adriatico.

E’ da più parti dimostrato che una costa ben tutelata rappresenta una vera risorsa naturale, da utilizzare sul piano culturale, sociale ed economico.

L’istituzione della Riserva naturale ha lo scopo di valorizzazione e promuovere la bellezza naturale del Borsacchio per il sostegno all’economia turistica. Il nuovo modello di turismo responsabile prevede la valorizzazione durevole dell’ambiente, già sperimentato con successo in molte altre località italiane ed economicamente vantaggioso, per il ritorno di immagine dell’imprenditoria turistica costiera.

I benefici attesi sono previsti dalla stessa legge istitutiva “…finalizzato all’occupazione di disoccupati ed inoccupati”. Obiettivo raggiungibile con i nuovi progetti di rete, su tutto il litorale adriatico, come il Corridoio Verde, che riguarda il grande percorso nazionale ciclopedonale da Ravenna a Santa Maria di Leuca.

Per quanto riguarda invece una proposta operativa sul piano del turismo compatibile nell’area protetta di Roseto, si ricorda l’idea avanzata da più parti che prevede il ripristino e il recupero di un casello ferroviario posizionato a ridosso della storica villa Devincenzi, chiamata poi Mazzarosa.

Il variopinto treno della valle che collega la costa adriatica alla valle del Sangro, potrebbe facilmente raggiungere la “stazione storica” di Roseto.

Una fermata, nel cuore della Riserva, come cerniera di nuovo percorso ecoturistico, per il futuro collegamento tra le aree protette teramane e il Parco della Costa Teatina.

La Direttiva Europea 92/43/CEE tutela la biodiversità degli habitat naturali.

Anche la riserva naturale del Borsacchio conserva i valori naturalistici tutelando alcuni preziosi endemismi delle dune come l’Euphorbia terracina e persino una nuova specie di fungo legata al leccio, il Boletus martaluciae Piacioni, 1996.

Ed lo stesso Giovanni Pacioni dell’Università dell’Aquila a fornirci una breve descrizione della riserva: “E’ l’unico ambiente costiero della Regione Abruzzo con la serie di vegetazione psammofila, dalla duna pioniera ad un retroduna consolidato con preziosi endemismi vegetali, anche secolari, di Leccio (Quercus ilex) e Pino d’Aleppo (Pinus halepensis).

All’interno della superficie non ancora devastata sono state rilevate ben cinque specie di notevole importanza fitogeografica per l’estrema rarefazione lungo la costa dell’intero Adriatico italiano: il “giglio di mare” (Pancratium maritimum), la splendida Calystegia soldanella, Polygonum maritimum, Verbascum niveum garganicum e Iris fetidissima.

Tra gli animali presenti stabilmente si annoverano diversi mammiferi roditori ed insettivori e sono molti gli uccelli nidificanti, fra i quali il Fratino, protetto dalla Direttiva 79/409 dell’Unione Europea. Pur nelle ridotte dimensioni l’area rappresenta una importantissima riserva di biodiversità, unico ed ultimo rifugio per numerose specie vegetali, animali e fungine”.

Anche Gianfranco Pirone, illustre botanico dell’Università dell’Aquila, occupandosi del Borsacchio, ha sottolineato: “la presenza di elementi floristici di particolare importanza fitogeografica in relazione alla loro rarità e, tra i popolamenti vegetali sono meritevoli di attenzione come il nucleo di pineta e viale di lecci a Villa Mazzarosa, i frammenti di olmo-frassino e di pioppo bianco lungo il torrente Borsacchio, i nuclei e filari di roverella della fascia collinare, la vegetazione delle sabbie litoranee.

Tutti questi ambienti dovrebbero essere scrupolosamente conservati, anche come serbatoi di germoplasma per futuri, auspicabili interventi di rinaturazione di alvei e altri habitat del territorio comunale”.

La presenza della vita animale nella riserva è ricca di numerosi uccelli legati alle zone umide.

Molte specie sono protette dalla Direttiva europea “Uccelli” del 1979. Nella foce del Tordino ma anche nelle zone limitrofe è facile osservare garzette, aironi bianchi maggiori, piro-piro piccoli e combattenti.

Da alcuni anni il monitoraggio condotto dal WWF e dalla Stazione Ornitologica Abruzzese ha evidenziato la presenza nell’area di almeno sei coppie di fratino, un piccolo uccello che nidifica sulla sabbia e che è protetto dalla Convenzione di Berna (sulla conservazione della vita selvatica) e dalla Convenzione di Bonn (sulla conservazione delle specie migratorie).

L’area si segnala poi per la ricchezza della fauna invertebrata con l’unica stazione della costa adriatica di un particolare coleottero Tenebrionide: il Catomus rotundicollis.