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MA SI PUO’ PARLARE ANCORA DI SPORT?

Caro Direttore,

non so se ti è capitato di passare nei pressi dello Stadio Guido Angelini in occasione della partita di domenica. C’erano strade bloccate tutto intorno al campo di calcio e so che anche coloro che volevano assistere alla gara hanno dovuto passare una serie di controlli e sono stati costretti a lunghe passeggiate a piedi per raggiungere gli spalti. Per quale motivo? L’ho chiesto e mi hanno detto che sono “motivi di sicurezza”.  Sicurezza da chi? Per come le cose sono state organizzate ho pensato che c’è da difendersi da bande armate, anzi da vere e propri eserciti che possono devastare il territorio interessato. E’ tanta la pericolosità che si è pensato di creare attorno allo stadio una sorta di deserto, vanificando anche il parcheggio che esiste e costringendo gli sportivi a parcheggiare persino sui marciapiedi lungo la nazionale.

Ora mi chiedo e le chiedo se tutto questo può essere accettato e giustificato. Ma se una partita di calcio in partenza rischia di diventare uno scontro tra teppisti al punto che si deve agire con questo tipo di prevenzione, isolando il posto, perché continuare a organizzarle e soprattutto perché parlare di sport?

Lei che ne pensa?

Giustino Desiderio

Penso che quanto si è deciso allo Stadio Angelini in termini di sicurezza sia quantomeno esagerato, e questo è un primo punto.

Poi le valutazioni del signor Desiderio le considero tutt’altro che trascurabili. Dovrebbero infatti farci riflettere tutti a che livello è giunto il mondo del calcio, dove occorrono gabbie e inferriate per difendersi da chi sta uccidendo lo sport, con continui e mai giustificabili ricorsi alla violenza.

Forse non si potrà mai arrivare a bloccare questo calcio,ma almeno si può chiedere che, quando se ne parla, non si usi più la parola sport.