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I politici diano l’esempio

di Gino Di Tizio

E’ tempo di sacrifici, ci dicono i professori che sono stati chiamati a gestire questa difficilissima fase della vita pubblica italiana, ma anche il discorso che ci fanno i politici di casa nostra verte sulla assoluta necessità di stringere la cinghia.

Va bene, ma da dove si comincia?

 

Siamo pronti, anche perché non c’è modo di allontanare l’amaro calice che ci tocca, a fare la nostra parte, ma come possiamo ancora accettare in questa drammatica situazione, di continuare a pagare il vitalizio a chi è stato parlamentare per un solo giorno?

Dov’è scritto che questo assurdo privilegio, su cui anche i partiti hanno giocato, per garantire persone che fanno parte della loro consorteria (ci sono stati anche casi di eletti che si sono dimessi, dopo aver avuto assegnata la buonuscita  del vitalizio, per dare ad altri l’opportunità di accedere ad uguali privilegi. Il nostro Parlamento è stato usato anche per queste squallide operazioni), non possa essere cancellato?

Quale legge, quale regolamento, può garantire una situazione come quella di una pensione guadagnata con un solo giorno di, si fa per dire, lavoro parlamentare?

E c’è qualcuno che, per questi casi, può osare di parlare di diritti acquisiti?

Forza professor Monti, ci provi e nel caso dovesse trovare ostacoli non dovrebbe far altro che  far sapere ai cittadini italiani i nomi di chi si mette di traverso, per consentire ancora l’esistenza di questa vergogna.

Sempre a proposito di vitalizi, il consigliere regionale Maurizio Acerbo, ex parlamentare, di Rifondazione Comunista, ha emesso una nota che inizia così: “Vi sembra normale che se una persona ha ricoperto la carica di consigliere regionale e quella di parlamentare percepisca entrambi i vitalizi? A me no”.

Figuriamoci se può sembrare “normale” ai semplici cittadini che se da pensionati godono di altra fonte di entrata, non possono cumulare e sono sottoposti a feroce tassazione! .

Acerbo ha proposto una legge regionale che almeno in Abruzzo elimini questa stortura, che esiste in tutto il Paese.

A questo punto chiediamo anche noi al presidente Mario Monti: è normale?

Senza tener conto poi che i parlamentari non perdono nemmeno la pensione che tocca loro per  l’attività professionale svolta.

Come si fa a toccare oggi le pensioni degli italiani senza rivedere questi clamorosi casi di privilegi di cui gode la classe politica?

Siamo curiosi di vedere come si comporteranno il presidente Monti e il suo nuovo governo. Partirebbero assai male se

su questi aspetti della situazione italiana mostrassero disinteresse.

E visto che ci siamo, ed abbiamo citato Maurizio Acerbo, perché, parlando di storture, non presenta una proposta anche per abolire i monogruppi che esistono in consiglio Regionale, che sono una offesa non solo alla lingua italiana, ma anche alla decenza, visto che la persona che da sola costituisce un gruppo prende oltre  mille euro in più al mese e gode di tanti altri privilegi piccoli e grandi?

Capiamo che stiamo chiedendo al tacchino di allestire il pranzo di Natale, perché anche Acerbo ha un suo bel monogruppo, ma se si vuole davvero combattere per moralizzare la vita pubblica anche questa situazione andrebbe urgentemente rivista.

Anche perché è verissimo quello che afferma sempre Acerbo in conclusione del suo intervento: “Nel corso degli anni -scrive- i privilegi accumulati dal ceto politico hanno progressivamente  ingenerato nella cittadinanza un sentimento ‘anti-casta’ di cui non si possono lamentare i caratteri, spesso qualunquistici, se non ci si impegna in una drastica azione di riforma della politica all’insegna della sobrietà”.

Pienamente d’accordo, ma nessuno, ripetiamo, osi parlare di qualunquismo quando si denunciano gli incredibili privilegi che i signori politici si sono assegnati negli anni, a partire dal quel vitalizio per un solo giorno di Parlamento che, comunque lo si voglia guardare, fa solo vergogna.

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