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Adriatico, un progetto comune per quattro regioni

«La costa adriatica italiana deve candidarsi a svolgere un ruolo di territorio-snodo, mettendo in gioco le sue risorse e la sua capacità organizzativa, per fungere da cerniera di sviluppo tra la consolidata percorrenza longitudinale di costa, le nuove possibili percorrenze trasversali tra le due sponde della penisola italiana e le auspicabili proiezioni verso la sponda balcanica».

Lo ha detto il professor Roberto Mascarucci, introducendo questa mattina a Pescara, alla presenza di autorità politiche e istituzionali, oltre che di rappresentanti del mondo dell’impresa, il convegno organizzato dalla Cna di quattro regioni (Marche, Abruzzo, Molise e Puglia) dal titolo “Adriatico, un mare di opportunità”, tenuto sabato 29 settembre scorso, all’auditorium Petruzzi.

All’incontro, che precede altri due incontri in programma a Bari ed Ancona tra la fine di novembre del 2012 e la fine di gennaio del prossimo anno, erano presenti, tra gli altri - per il dibattito successivo coordinato dal giornalista del Corriere della Sera, Aldo Cazzullo - il sottosegretario alle Infrastrutture e Trasporti del Governo Monti, Guido Improta; il presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi; il segretario generale della Cna, Sergio Silvestrini.«Sotto i colpi della crisi – ha osservato nel suo intervento d’apertura al forum il professor Carlo Carboni, che con Mascarucci e Gianfranco Viesti ha composto il Comitato scientifico messo al lavoro dalla Cna delle quattro regioni - sta sbiadendo l’identità del modello di sviluppo che aveva reso, negli anni Ottanta, il Corridoio adriatico un’importante direttrice dell’industrializzazione del paese; con risultati ragguardevoli, visto che il Pil pro-capite medio delle province adriatiche, oltremodo depresso all’inizio del 20esimo secolo, si è affacciato al 21esimo superando quello medio delle province tirreniche». «Da allora – ha aggiunto – è iniziato un rapido declino dei numeri, con incerte previsioni.

Con la crisi trasferita ai bilanci pubblici e all’economia reale, all’affanno di Pmi e distretti, si associa un prevedibile collasso della spinta degli enti locali e regionali per lo sviluppo e per i servizi, vista l’attuale situazione finanziaria delle nostre istituzioni locali.

Pesa anche sulla qualità della vita, se si pensa alla decrescita della manutenzione dei beni comuni. La crisi accentua la perdita d’identità, di una narrazione comune adriatica, basata su crescita di PMI e qualità della vita, su imprenditori e buoni amministratori, un modello sostenibile di sviluppo che ha saputo espandersi anche nel nostro Sud-Est meridionale».

In apertura dei lavori, il presidente della Cna abruzzese, Italo Lupo (nella foto con il direttore Graziano Di Costanzo), aveva detto che «la prospettiva di diventare la terza macro-regione europea, dopo Baltico e Danubio, rappresenta un'occasione decisiva per far tornare l'Adriatico centrale nelle politiche di sviluppo».«Un approccio che non si lega solo a una rivendicazione geografica, ma punta a condividere il proprio destino con il resto dell'Italia, facendo dell'Adriatico una importante “area di servizio” per il sistema Paese.

Per questo, a volte, non si comprende il motivo per cui grandi aziende come Anas ed Ferrovie dello Stato abbiano atteggiamenti troppo autoreferenziali, figli di una tradizione “tremontiana”, e poco attenti a esigenze di coesione sociale che arrivano dai territori».

A detta di Improta, occorre concentrare su alcune grandi infrastrutture le poche risorse disponibili, seguendo un filo conduttore in grado di connettere i territori delle due aree, adriatica e tirrenica: «Ma è assurdo – ha osservato tra l’altro – che in alcuni casi non si riesca da dare pieno vigore a interventi infrastrutturali di qualità perché, magari, manca solo una bretella di un paio di chilometri per il collegamento tra la ferrovia e un porto».

Da parte sua, il presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, che ha ribadito l’intenzione di mettere all’ordine del giorno del confronto con il governo la riduzione delle addizionali applicate ad Irpef ed Ire per il debito sanitario, ha ricordato alcuni dei punti posti all'attenzione del governo nazionale, sottolineando il ruolo guida che l'Abruzzo avrà nella futura macro-regione adriatico-ionica: «Abbiamo messo sul tavolo della discussione i progetti relativi alla Pedemontana Marche-Abruzzo; all'aeroporto di Pescara; al porto di Ortona.

Tre realtà che sono un patrimonio strategico indispensabile per lo sviluppo di quest'area del medio versante adriatico, ma per le quali ancora non esistono significativi impegni finanziari da parte del governo».

«Un segno importante – ha riconosciuto lo stesso Chiodi – è stata invece l'attenzione riservata al porto di Pescara».

Bene, infine, per il segretario generale della Cna, Sergio Silvestrini «la scelta di mettere in piedi una iniziativa di carattere strategico, nel momento in cui ognuno va per i fatti propri: vince solo chi è in grado di fare sistema, ma i freni sono ancora tanti, a cominciare dalla pervasività della burocrazia».

«Investire – ha ricordato– dipende da fattori diversi, compreso il clima che la politica riesce a mettere in campo: l'epoca delle questue è finita, occorrono politiche di coesione sociale e infrastrutture adeguate».

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