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Ma dove vai, se la cultura non ce l’hai?

Un dato sul quale rifletto da più giorni è quello della nuova emigrazione abruzzese, soprattutto di quella intellettuale, che prende sempre di più corpo in termini numerici per via di una situa­zione occupazionale che scoraggia a rimanere.

Il fenomeno, che stride ed appare in contraddizione con quello degli arrivi di migliaia di immigrati dall’est e dall’Africa, coinvolge diverse migliaia di giovani abruzzesi e dovrebbe porre in termini ultimativi il problema di un depauperamento del territorio che già influisce sulla situazione economica e sociale del­la nostra regione.

Quando nel 1965, se non vado er­rato, venne creata l’Università “D’Annunzio” e quindi gli altri Atenei dell’Aquila e di Teramo ad opera di un consorzio di enti locali e di istituzioni bancarie, la po­litica mostrò di avere a cuore il proposito di fermare il triste esodo umano che aveva caratterizzato la storia regionale sin dai primi anni dell’unità e soprattutto quello di preparare culturalmente e tecnicamente i giovani al modello di sviluppo che stava creando e che sarebbe durato per cinquant’anni.

Oggi invece sembra aver perso ogni consapevolezza della necessità di un raccordo serio e profi­cuo con la cultura, con l’Università, con il mondo dell’editoria e dell’informazione e più in gene­rale con gli intellettuali, che rappresentano un enorme giacimento non sfruttato di possibilità di crescita, direi il più importante di cui l’Abruzzo dispone attualmente.

La Regione, in particolare, non va, come dovrebbe, in questa direzione, colpevolmente ignara delle ricchezze intellettuali di cui dispone sul suo territorio, della loro vitalità ed effervescenza, mostrando di non riuscire a comprendere il ruolo importante, anzi determinante, che la cultura nel suo insieme potrebbe esercitare in un momento così difficile, come quello che stiamo viven­do.

Non si spiegherebbe altrimenti perché non si salda strutturalmente alcun tipo di rapporto di collaborazione con le Università, perché non si avvale dei suoi uomini, dei suoi laboratori, dei suoi progetti; perché un progetto di rinascita dell’Aquila non possa essere affidato ad esse; per­ché più in generale non si affidino ad esse la redazione degli studi più importanti di programma­zione e di pianificazione in materia di urbanistica, di trasporti, di rifiuti, di economia, di energia, di organizzazione sociale e sanitaria; perché non si sia creato negli anni un percorso virtuoso con le altre istituzioni culturali e scientifiche.

Il sussiego, o peggio l’indifferenza, che la politica regionale mostra nei confronti di queste ul­time è, a mio giudizio, un atteggiamento che va rimosso al più presto per il bene della Regione, dell’Abruzzo, delle giovani generazioni che qui hanno il sacrosanto diritto di vivere senza mi­grare. Lo dissi a Chiodi nel momento in cui venne scelto come presidente e voglio ripeterglielo ancora.

Giuseppe Tagliente
consigliere regionale PDL

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