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Di imbecilli il mondo è pieno

Alludo a chi ha messo in giro la voce di un mio presunto passaggio politico altrove strumentalizzando le mie recenti critiche al governo regionale, per il quale ho chiesto (e continuerò a chiedere) un cambio di passo.

Legittimamente, perchè non son di quelli che portano il cervello all’ammasso.

Ad alcuni di costoro, che agiscono sempre in mala fede, non devo spiegazioni sapendo soprattutto le loro storie personali, di cui potrei parlare se soltanto potessero interessare qualcuno.

Agli altri, a quelli in buona fede, dico che avrebbero potuto verificare semplicemente chiedendo spiegazioni al sottoscritto. A loro avrei detto che, concependo da sempre la politica come ricerca di soluzioni e di progetti, come sforzo intellettuale, come attualizzazione di principi e di valori nella società che cambia, non smetto mai di interrogarmi e di confrontarmi.

Il che non significa cambiar casacca ma semplicemente rifiutarsi di indossare una livrea. Che risulta sempre stretta, specialmente quando limita la libertà di conoscenza e di coscienza.

Per temperamento, per convinzione maturata con gli studi, per esperienza di vita ho sempre cercato di rifuggire, anche negli anni bui degli anni di piombo nei quali son cresciuto, da ogni forma di tentazione ideologica nella ferma convinzione che sono le concezioni della vita (non le ideologie) che devono accompagnare gli uomini e che, in politica soprattutto, non devono esistere gabbie o confini al confronto ed alla discussione.

Tanto più oggi che la società cambia, repentinamente, e s’allunga e s’allarga in continuazione ed i criteri di interpretazione delle dinamiche sociali vanno verificati ed aggiornati costantemente in funzione della ricerca di risultati concreti di miglioramento e di sviluppo civile.

Se oggi, con la sofferenza intima che può immaginare soltanto chi vive la politica con passione e con tormento, sono tornato a farmi sentire pubblicamente, non è certo perché ambisco o magari ordisco, ma perché la mia coscienza mi detta così, perché mi rifiuto di vedere un centrodestra tanto alla deriva in questo Abruzzo, perché lo vedo timido ed isolato, incapace di fare autocritica, di capire, di rapportarsi, di allearsi, di esprimere una progettualità di governo nel momento in cui i dati forniti ultimante dal Cresa testimoniano un pericoloso arresto della crescita e dell’occupazione nel 2011.

Perchè non posso concepire di vedere andare in frantumi i sacrifici, i sogni, le aspettative maturate in tanti anni d’impegno, sacrificati per di più nella prospettiva dell’antipolitica che sta prendendo purtroppo drammaticamente piede.

Ad onta dei maligni e degli stupidi (la cui mamma è notoriamente sempre incinta) continuerò ad andare avanti lungo questo percorso, senza tentennamenti, con coraggio e senza rimpianti che, come soleva dire Gabriele d’Annunzio, sono “il vano pascolo di uno spirito disoccupato”.

Giuseppe Tagliente

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