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Mi stupisce che qualcuno tra i colleghi della maggioranza che sostiene Chiodi, abbia potuto pensare ( e dire) che le mie recenti prese di posizione e soprattutto la richiesta d’una verifica e d’un rimpasto di giunta, siano dettate dal desiderio di ricavarmi un posticino nella stanza dei bottoni.

Chi l’ha pensato ( e detto) evidentemente non mi conosce, ignora la mia storia politica e non riesce quindi nemmeno ad immaginare che l’unico desiderio che mi anima in questo frangente è di dare la sveglia alla politica regionale ed al centrodestra in particolare nel tentativo di non disperdere e di consegnare ai giovani un patrimonio di valori, di progetti e di ambizioni nutrite in tutta una vita d’impegno sin dagli anni dell’università.

A questi stupidi ed ignoranti (nel senso di persone che stupiscono e che ignorano) vorrei segnalare che se Del Turco avesse avuto intorno a sé persone animate dagli stessi sentimenti, le quali lo avessero richiamato in tempo per i suoi atteggiamenti solipsisti, saccenti ed arroganti, che lo avevano isolato dalla sua maggioranza e dalla realtà effettuale, probabilmente non avrebbe fatto la fine che ha fatto, evitando a se stesso, alla sinistra ed all’Abruzzo una serie infinita di guai.

Su queste premesse voglio quindi aggiungere qualche altra provocazione anche all’esito di quella ch’è stata definita una riunione di maggioranza e che invece è stata in pratica un incontro di un paio d’ore al quale hanno fatto difetto location, analisi e conclusioni.

Soprattutto la conclusione più ovvia, direi logica, di avviare una discussione ed un confronto a 360 gradi sullo stato dell’arte dell’azione di governo in Abruzzo.

Cosa abbia indotto a scegliere di non sciogliere i nodi sul tappeto (alcuni lucidamente esposti anche dal capogruppo Venturoni e dal coordinatore Piccone) non saprei, anche se immagino che abbiano pesato sul rinvio sospetti ed ancor più comprensibili timori di fibrillazioni in vista delle amministrative di maggio, ma sono convinto che si sia commesso un errore, perché un clima diverso da quello che si respira invece aiuta in occasioni elettorali come queste sulle quali influiscono fatalmente le iniziative ( o peggio l’assenza d’iniziativa) della Regione.

Si può pensare che non abbiano influenza sul voto ( o sul non voto) decisioni sulla sanità, sull’urbanistica, sul turismo, sugli organismi locali (consorzi, ater, ambiti) sul personale, sui rifiuti?

Si può mai ritenere che non condizionino il giudizio degli elettori la mancanza di strategie (o la verifica di quelle ipotizzate) discusse, partecipate e condivise riguardo ad argomenti importanti come le discariche dei rifiuti, sui quali le opposizioni incalzano?

Si può continuare a rinviare decisioni (quando mancano non due anni, come si dice incautamente, ma un anno pieno, si e no, alla fine della legislatura) riguardo alla organizzazione ed alla gestione del personale mentre si appalesa, alla luce delle cronache giudiziarie, che non c’è un raccordo virtuoso (di effetti) con la struttura burocratica?

La lista delle doléances è lunga, come l’attesa di un riscontro che tarda ad arrivare ma nel quale voglio continuare a credere.

Giuseppe Tagliente

Consigliere regionale PDL

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