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Di Stefano De Angelis 

Siamo alle solite, la macabra consuetudine di inveire contro intere generazioni di giovani ha colpito anche questo governo. Siamo abituati ormai a farci carico di problemi creati da altri, a pagare per coloro che non hanno mai pagato, a lasciare il posto ai "figli di",  e purtroppo ci siamo abituati anche alle offese, sempre più pesanti, che provengono da coloro che dovrebbero quantomeno tentare di migliorare la condizione di milioni di ragazzi.

Una volta eravamo i nulla facenti, poi siamo diventati i bamboccioni, gli sfigati e i deterrenti, ed oggi siamo definitivamente giunti ad essere un problema irrisolvibile per il nostro Paese. Ovviamente tutto questo non può che far sorridere, io direi imbestialire, milioni di ragazzi che fanno immensi sacrifici per studiare, per arrivare ad essere quei Dottori che oggi fungono da serbatoio per la nuova immigrazione, una immigrazione fatta in giacca e cravatta e con un buon portatile nella borsa, ma che pur sempre di immigrazione si tratta. A prescindere dalla realtà dei fatti, ovvero che i ragazzi italiani nel post-laurea si spostano in media di 214 km da casa per trovare un qualcosa di vagamente simile ad un lavoro, non è assolutamente accettabile che una classe dirigente che è fortemente responsabile delle drammatiche condizioni economico-sociali in cui versa l'Italia, si permetta di attaccare indiscriminatamente quella che dovrebbe essere la sua risorsa più grande: i giovani. In tutti i Paesi che si stanno lasciando alle spalle la crisi economica e cho oggi rappresentano un nuovo eldorado lavorativo per molti (ad esempio gli USA, l'Australia e il Canada) la chiave di volta per superare gli anni bui della recessione, spesso è stata individuata in una semplice parola: rinnovamento. Un rinnovamento politico, economico, lavorativo, energetico, sociale e culturale, un rinnovamento che può partire solo da chi non ha paura di cambiare, perchè già il cambiare rappresenta di per se un passo avanti verso un nuovo Paese, e probabilmente verso un futuro migliore.