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Contro gli scandali la politica recuperi il suo ruolo di mediazione

L’ennesimo caso giudiziario nel quale sono rimasti in queste ore coinvolti personaggi della politica e dell’amministrazione pubblica regionale mi induce a parlare dell’Abruzzo.

Lo faccio malvolentieri e con un certo imbarazzo perché so di rischiare di essere frainteso e di attirarmi qualche antipatia (in più), ma non posso esimermi dal farlo per coerenza con la mia storia personale e per il legame d’amore con questa Terra, rafforzato e mai affievolito nel tempo e con gli anni.

Lo faccio anche perché non lo fa nessuno dello schieramento politico al quale appartengo, che per il ruolo di governo che ricopre, dovrebbe invece suscitare ed incoraggiare la discussione, al suo interno e fuori, intorno ai problemi che assillano questa regione, che sono tanti e purtroppo in aumento.

Ebbene, a fronte di questi nuovi episodi scandalistici che coinvolgono la politica senza distinzioni e nella sua globalità (almeno questa è la lettura giornalistica che se ne dà) ritengo di dover dire che sia quanto mai necessario un cambio veloce di mentalità e di cultura politica nella direzione di un superamento della conflittualità tra le parti, rivolto alla ricerca delle soluzioni per i problemi più importanti oggi sul tappeto, a partire da quelli di un nuovo modello di sviluppo per la regione, della selezione delle classi dirigenti e del personale amministrativo e della reintroduzione di un sistema di controlli di legittimità incautamente smantellato negli anni passati.

La politica, insomma, deve poter tornare in Abruzzo a fare sintesi sulle grandi questioni, e su quelle appena citate in particolare, se vuole recuperare credibilità ed efficacia dell’azione di governo; oggi, con la crisi economica diventata endemica, e con un Abruzzo tornato a registrare un consistente divario dalle aree più avanzate del Paese, occorre farlo questo sforzo, ricorrendo alla mediazione, al dialogo costruttivo, all’apertura reciproca sulle proposte, al confronto senza sgambetti con l’opinione pubblica, a cui bisogna parlar chiaro, all’elaborazione di modelli nuovi e sensati di sviluppo e di governo del territorio.

Cinquant’anni fa, esattamente nel 1962, le classi dirigenti abruzzesi della politica, della cultura, dell’imprenditoria seppero compiere questo miracolo, dal quale scaturì la nascita della industrializzazione del Vastese, prima, e della Val di Sangro e dell’Aquilano, dopo.

Perché non provarci ancora?.

Giuseppe Tagliente

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