Stampa
Visite: 677

Il 2011 non si è chiuso bene. 

Calati del 18 % i consumi sulle tavole di Natale, tagliati dal 10 al 15 % i viaggi di Capodanno, gli italiani sono stati investiti da una scarica a mitraglia di tasse, sulla casa in particolare, ed hanno dovuto registrare una Borsa che perde il 25 % del proprio valore, un Pil in calo ed ancora uno spread altalenante che l’allontanamento di Berlusconi non ha fatto abbassare, come i soloni della sinistra avevano previsto.

A questi dati già preoccupanti s’aggiunge la notizia, infine, che le banche non hanno ritirato i soldi presi a prestito dalla Banca Centrale Europea, nella convinzione che non valga forse la pena di investirli o di prestarli e che la crisi debba probabilmente durare più di quanto si creda (o si speri).

L’anno che s’apre, insomma, non si presenta sotto buoni auspici e suscita apprensioni che non sem­brano destinate a rientrare a breve termine.

E è questo il dato più preoccupante, perché la sfiducia è contagiosa, scoraggia, disarma, prostra.

Si avverte che la politica non solo si è arresa dinanzi a scenari che non riesce neanche a comprende­re, ma non è capace neanche di andare oltre i rituali dell’autoconservazione (come ad esempio i congressi che si stanno celebrando sia a destra che a sinistra in queste settimane) per fare un salto di qualità e di coraggio incalzando questo governo Monti sulle riforme vere ed indispensabili per la modernizzazione dell’Italia.

Si percepisce soprattutto l’assenza di “un pensiero forte”, capace di suscitare energie e risorse e di creare una grande spontanea e condivisa mobilitazione nel Paese per riannodare i fili di una storia nazionale (ed europea) che sembra essersi interrotta e per generare nuovi paradigmi di sviluppo e di crescita.

Per uscire dalla crisi non si può e non si deve fare soltanto “economia”, ma traversando la natural burella, occorre uscire a riveder le stelle.

Giuseppe Tagliente

Consigliere regionale PDL