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La vicenda dei 18 indagati per l'Ato e il coinvolgimento del professor Luigi Panzone, docente della D'Annunzio, apre discorsi particolari, che prescindono dalle responsabilità penali. 

Discorsi che coinvolgono la politica, da una parte, e l'università d'Annunzio dall'altra.

La politica, quindi i vari partiti, si impegnino a giudicare loro i comportamenti tenuti dai propri rappresentanti, e agiscano prima che sia la legge a farlo, se riscontrano forzature o atti non conformi al comportamento del "buon padre di famiglia" che ogni amministratore dovrebbe avere.

L'università, che ha l'assoluto dovere di chiarire la vicenda della laurea all'ex onorevole D'Ambrosio, per la quale il professor Panzone è stato accusato di corruzione.

Da quel che si è appreso non si è trattato di "vendere" un solo esame, ma favorire un percorso fino ad arrivare al risultato finale.

Come è stato possibile?

Quali sono state le complicità o comunque quale è stata la carenza nei controlli  e nelle verifiche dell'andamento degli studi?

L'università d'Annunzio chiarisca tutte le ombre che si levano da questa vicenda.

E' assolutamente necessario, per il buon nome dell'ateneo e per togliere dai giovani che la frequentano la bruttissima immagine che viene dal sospetto che si possa conquistare una laurea non attraverso lo studio ma pagando in qualche modo.

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