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La comunicazione associativa!

di Tullio Parlante

Prendendo spunto da quanto dolore ci circonda, esempio pratico di puro buonsenso allorché si decidesse di andare a visitare le stanze della sofferenza all'interno di qualche ospedale per rendersi conto di quanto ognuno di noi potrebbe fare per il suo prossimo, noi donatori di sangue non possiamo che essere orgogliosi nel poter contribuire alla speranza di vita di chi è in attesa di un trapianto, essendo quelli che offrono gratuitamente la propria linfa vitale senza guardare al colore della pelle, all'appartenenza politica, alla religione e quant'altro.

Tuttavia, se consideriamo questo triste momento della nostra vita, all'interno della quale si sta riassaporando l'essenza di quei sentimenti di umana solidarietà che avevamo abbandonati nel cassetto del nostro egoismo personale, non possiamo che continuare a incentivare la donazione sangue come momento di medicina preventiva evidenziando che la disponibilità di sangue è un patrimonio collettivo da cui ognuno può attingere nei momenti tragici della propria esistenza.

Fare proselitismo (tendenza costante a fare nuovi proseliti) e fidelizzazione (è una delle attività più importanti e strategiche nell'ambito della donazione: dal momento in cui una persona effettua la sua prima donazione, il compito del sistema trasfusionale è di intervenire con una serie di azioni che la portino a donare con maggiore fiducia, maggiore frequenza, invitando anche gli altri a donare) sul territorio, con manifestazioni culturali inerente la donazione sangue, significa far veicolare il messaggio della donazione verso  coloro i quali pensano che la stessa sia un problema esclusivo di chi già compie questo gesto d'amore e di generosità verso il prossimo, mentre invece bisogna essere partecipe in prima persona nel cercare di alleviare le sofferenze di chi per un momento nella vita è stato meno fortunato.

L'importanza di rimuovere dei pregiudizi verso il nobile atto della donazione, diventa fonte di riflessione oggettiva allorché, per motivi familiari, ci si trova impegnati in prima persona verso l'atto donazionale.

In merito a questo passaggio, statisticamente, va detto che una alta percentuale di donatori lo diventano perché sollecitati da primi interventi familiari, ovvero, un membro della famiglia ha necessità immediata di una trasfusione di sangue.

Rimuovere dal nostro inconscio quell'apatia che per troppo tempo ci ha ingabbiato nella certezza che altri hanno fatto e fanno della donazione sangue il pilastro della propria esistenza, deve aiutarci ancor di più nel farci capire che è arrivato il momento in cui non bisogna avere più nessun tipo di remore nell'accostarsi alla donazione sangue.

Prevenire è meglio che curare.

tutti pazzi per la Civita