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Quando la cultura crea fastidio

di Tullio Parlante

La "grande" kermesse (manifestazione pubblica di notevole vastità e risonanza) di Sanremo è terminato. Il sipario è chiuso.

L'assenza di pubblico, meraviglioso.

Come se non bastasse, non possiamo non esprimere un'opinione al riguardo di persone insignificanti che della loro rozza cultura ne fanno un faro demagogico (degenerazione della democrazia per la quale al normale dibattito politico si sostituisce una propaganda lusingatrice, allo scopo di mantenere o conquistare il potere)

Non se ne può più di tutti questi fantomatici personaggi che non hanno nulla da dire e da fare se non quello di creare problemi anche all'interno di una manifestazione canora, come quello del festival di Sanremo.

Entrare in scena e farsi il segno della croce - come qualsiasi altro gesto - significa rappresentare la propria cultura.

Per cui, a chi non sta bene quel gesto, è tenuto a stare zitto o ritornarsene al proprio Paese. 

Quel gesto non implica nessun tipo di propaganda né sentimenti negativi verso coloro i quali quella fede non condividono.

Chi è ospite o vive nel nostro Paese sa che la nostra storia culturale religiosa è parte integrante del concetto di cristianità, quindi, non è nella condizione di poter esprimere giudizi negativi verso un gesto che non mina affatto le fondamenta di nessun tipo di religione.

Basta ai pretesti per polemizzare continuamente verso il cristianesimo.

E' pazzesco e paradossale (in apparente o reale contrasto con il comune modo di pensare o con le più elementari norme del buonsenso, e quindi inaccettabile sul piano logico, pratico, morale) pensare che in casa nostra non possiamo farci il segno di croce perché offendiamo le altre religioni. 

Il gesto di Amadeus, probabilmente involontario, ci fa capire a che livello di degrado morale è arrivata questa società.

Non più liberi in casa di poter credere o fare determinate cose che altrove, tipo medio oriente, se solo porti una semplice catenina al collo, diventi una persona pericoloso da perseguitare.

Chi non accetta le nostre regole, è libero di tornarsene alle proprie origini.

Tuttavia, finché avremo un modello politico che si ispira ai radical-chic i quali, insieme agli atei e agli islamici intendono sopraffare il cristianesimo, è cosa risaputa.

Ma la censura di un atto individuale e normale, come il segno di croce, è inaccettabile. 

I diversamente intelligenti, dovrebbero solo essere grati a questa democrazia italiana che permette loro di essere parte attiva nella discussione liberale, di contro, non approfittare della stessa per dire stupidaggini contro un modello di civiltà cristiana che - in bene o in male - ci ha accompagnato nella quotidianità per oltre duemila anni.

Tuttavia, lasciando poco spazio alle cialtroniche ingerenze di chi si permette di non "rispettare" la nostra cultura, con idee senza finalità costruttiva, non si può non ribadire il concetto che: a casa di altri, per entrare, si chiede permesso, consapevole anche del fatto che chi non si trova bene può sempre decidere di ritornare alle origini della propria ""democrazia""

tutti pazzi per la Civita

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