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Serve vera discussione…non inutili chiacchiere!

di Tullio Parlante       

Viene il voltastomaco leggere di qualche bravo (bravura intesa come professionalità ai fornelli) cuoco che si perde nei meandri dell’imbecillità nel momento in cui tratta argomenti di politica.

Se si pensasse a fare il proprio lavoro, magari devolvendo gli introiti televisivi a persone indigeste anziché continuare a fare la paternale su cose non di propria competenza, si otterrebbe un diverso risultato d’immagine.

Ognuno ha il suo credo politico, ma, approfittare della platea pubblica per poter dire sempre stronzate all’indirizzo del politico di turno che non piace, diventa momento di riflessione oggettiva nel non avere argomenti seri da trattare.

Buttare sempre in caciara qualsiasi argomento, anche trattato da altri radical chic e nobili della minoranza del Paese, denota la poca intelligenza che si ha nell’affrontare i problemi senza tirare in ballo minori e altro.

La non preparazione alla normale discussione, avendo sempre e solo l’arroganza e la convinzione di avere sempre il verbo del sapere a disposizione, pone l’attrazione prestante dello sportivo/cuoco a un basso livello culturale non argomentabile.

Ovvero. Se le spesse genialate del guru della cucina italiana mettono in evidenza sempre la correttezza di chi – all’interno di un problema e nell’esposizione della stessa avente un’unica visione che è quella dell’offesa – è convinto di essere sempre coerente con le proprie scelte politiche, significa non avere nessun metodo di risposta e argomentazioni che possono ribaltare ciò che viene posto in essere all’interno di una normale discussione politica.  

Il politico, la politica in generale, non ha bisogno di queste sciocche presenze di personaggi che “credono” di poter dire e fare ciò che vogliono.

In un contesto democratico civile, la base di partenza dovrebbe (il condizionale è d'obbligo) derivare dal posizionamento del rispetto dell'avversario politico, non nella certezza che quello che penso e dico è legge divina, mentre ciò che dicono altri sono sempre e solo asinate verso un modellò di società che deve essere aperta a tutte le soluzioni di pensiero che determinano i nobili della sinistra. 

Accendiamo il televisore e ci troviamo invasi da geni dell'alta cucina (considerando che bisogna ancora capire il significa di alta cucina - sola deduzione plausibile, a questo punto, è che sia "alta" per il solo fatto che la penna di qualche influente gastronomo l'ha collocata su un piedistallo) che ci rallegrano il palato con le primizie del nostro territorio.

Benissimo. Questo è quello che sanno fare molto bene.

Non interessarsi della politica per esprimere delle opinioni che non hanno nulla a che fare con il proprio servizio professionale, e che - il più delle volte - contrastano con l'altra opposta linea politica.

Ognuno deve saper valutare e fare il proprio mestiere, magari animandolo con una viva e saggia discussione minimale, non eccedere all'interno di un contesto che vede una progressione oggettiva e politica nella continua ricerca della risoluzione al o ai problemi di natura politica.

La si può pensare come si vuole, ma, le interferenze di natura personale - approfittando della vasta platea d'ascolto che si ha - e spesso inutili, complicano oltremodo la dialettica che è viva e vegeta all'interno degli schieramenti politici.

Ritorniamo a essere comunità, sia nel rispetto che nel rapporto.

tutti pazzi per la Civita

 

 

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