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CarabinieriSquallido momento da dimenticare!

di Tullio Parlante     

In queste triste giornate, dove stiamo leggendo di tutto e di più in merito ai fatti di Piacenza dove la cialtroneria di un manipolo di esseri spregiudicati hanno macchiato la sacra divisa dell'Arma dei carabinieri, ci troviamo a riflettere sul perché sia potuto succedere un fatto così grave e eclatante, carico di sconcerto oggettivo, fino al punto da farci chiedere - a coloro i quali hanno avuto il privilegio di indossare gli Alamari - come mai la catena di comando sia potuto rimanere all'oscuro di tutto quanto stava accadendo.

Le cronache parlano del 2017.

Negli anni 70/80 quando un militare aveva un tenore di vita superiore alle proprie aspettative, scattava subito l'inchiesta interna (Comandante di stazione, comandante di Compagnia e comandante Provinciale) per capire la provenienza di quella "ricchezza" fuori luogo.

Ora. Nel caso specifico, è stato fatto quello che nell'Arma dei carabinieri è normalità?

Certamente no, se si è arrivati a questo punto.

Tuttavia, bisogna anche considerare che qualche dubbio di selezione ci porti a pensare che la preparazione dei nuovi comandanti di stazione e degli ufficiali accademici, abbiano perso quel modello di reclutamento che significava appartenenza a una istituzione vanto della nostra democrazia.

Oggi, purtroppo, non ce più vocazione nell'indossare la divisa.

Tutto è stato portato a un semplice impiego stipendiale, mortificando chi in quell'appartenenza trovava non uno stipendio, ma un valore morale che andava e va oltre lo stesso. 

Riqualificare la preparazione del personale, significa ridare e rientrare in quello spirito di corpo che distingue la professione del carabiniere da altre professioni. Questa ferita vergognosa, che ha colpito tutta la collettività, con il tempo rimarginerà, ma guai abbassare la guardia.

Che il Comando Generale faccia pulizia e azzeri la catena di comando, è il minimo che lo stesso Gen. Nistri possa fare.

Che la punizione per questi farabutti sia esemplare e certa, lo chiedono tutti i cittadini onesti e rispettosi delle istituzioni.

Che la condanna di questa vergogna nazionale servi di lezione a coloro i quali (sperando vivamente che non ce ne sia neanche uno) sono convinti che si è al di sopra della legge nell'indossare una divisa.

Il disgusto personale e sociale di questa triste storia, pur nella drammaticità della stessa, ci ha fatto capire ancora di più di quanto sono amati queste donne e uomini che - con sacrificio e passione - operano quotidianamente a 360° per permettere a questa democrazia di fare il suo normale corso. 

Rimaniamo fiduciosi dell'impegno di chi deve salvaguardare questa grande e nobile istituzione.

Nessuno si deve permettere di mettere in discussione la grandezza e la fiducia dei carabinieri per le nefandezze di un piccolo manipolo di ignobili personaggi meritevoli soltanto di finire in galera espiando fino in fondo la condanna che subiranno.

tutti pazzi per la Civita