Stampa
Visite: 127

Il mondo gira......... all'incontrario!

di Tullio Parlante

Primo e non ultimo regalo della globalizzazione.

Oggi abbiamo ricevuto in dote il coronavirus. Domani che cosa riceveremo?

Perché, cari elettori, altri grossi problemi avremo, con la speranza di poterlo raccontare, in un futuro non molto lontano.

Nel sentire questi grandi luminari della comunicazione, radical-chic e chi più ne ha più ne metta, dire che questo processo era inarrestabile, pone delle domande a cui qualche risposta andrebbe data.

Negli anni in cui il processo di ricostruzione, venendo fuori da un conflitto mondiale, a cominciato a ri-modellare l'impostazione delle società nazionalistiche, le quali andavano verso un modello di assetto riorganizzativo che tenevano in considerazione il benessere dei propri cittadini, esistevano gli Stati che avevano i propri confini, entro i quali non si poteva accedere se non sottoforma di richiesta da parte del singolo Stato.

Fino alla comparizione dell'euro, pare che tutto filava abbastanza bene all'interno di ogni singolo Stato.

Ci si muoveva solo e solo per attività professionale e richiesta di manodopera.

All'improvviso, una visione celestiale ha folgorato alcuni "scienziati" della politica che decidettero di fare l'Europa unita.

Nell'arco di un quasi ventennio, cominciamo ad avere quei problemi che in una normale logica del due più due significa che: considerando tutte queste persone che entrano in continuazione sul nostro territorio, insieme alle migliaia di persone che si spostano quotidianamente sia per lavoro che per studio, rimane fisiologico poter pensare che prima o poi qualche altro virus ci accompagnerà nelle nostre azioni quotidiane.

La storia ci insegna e ci ricorda che l'incubazione di virus naturali e "forse" qualcuno nato in laboratorio (una ricerca del 2015 descrive la creazione in laboratorio di un virus-chimera dal coronavirus di pipistrello) non hanno un periodo d'incubazione accertabile.

Possono rimanere inattivi per periodi molto lunghi, in attesa di manifestarsi a certe dovute condizioni. Quindi noi ad oggi sappiamo solo quello che sappiamo. Quasi nulla.

Tuttavia, pur nella considerazione che indietro non si può tornare, considerando anche che qualcosa di concreto bisognava cominciare a fare, come poi materialmente il nostro Paese ha fatto e sta facendo, ci pone nella condizione di porci delle domande a cui facciamo molta fatica rispondere.

Indubbiamente una potrebbe fare riferimento all'aspettativa del sempre peggio, considerando che siamo un popolo talmente democratico da farci fustigare in continuazione da personaggi che la storia "forse" neanche l'anno studiata.

Chiediamo a questi antropologi della politica se sono capaci di scendere in mezzo alla plebe, al popolino con il terrore di prendersi qualche malattia. 

Si spera vivamente che finisca presto questa subalternità dell'armiamoci e ....partite.

Siamo pronti? Visto la classe politica attuale, grossi dubbi permangono all'orizzonte.         

tutti pazzi per la Civita