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Forse i pilastri dell'informazione sono al di sopra della donazione? Speriamo proprio di no!

di Tullio Parlante

Ma perché c’è questa inverosimile latitanza all’indirizzo dell’associazione Avis (Associazione Volontari Italiani del Sangue) Comunale Chieti da parte della carta stampata locale e delle reti TV locali, fatta eccezione per la Rete televisiva di TELE MAIA condotta magistralmente dal direttore Gino Di Tizio, che cercano in tutti i modi di renderci invisibili?

E’ vero che le televisioni private si mantengono con la raccolta pubblicitaria.

E’ vero che le stesse hanno bisogno di chiudere i bilanci in attivo per evitare la chiusura o il fallimento.

E’ vero che la concessione di spazi a momenti associativi gratis non portano quegli introiti che mettono a bilancio preventivo.

E’ vero che non possono permettersi l’onere e l’onore di non fare cassa.

Ma, tuttavia, se dovessero concedere uno spazio mensile di una mezzora – a rotazione – a varie associazioni di volontariato, non credo assolutamente che ciò vada ad incrinare quello che sarà poi l’introito finale annuale che permette loro di rimanere sulla piazza.  

Non si può ridurre tutto a un mero scambio economico, sapendo dei problemi che attanaglia la società civile nel momento in cui la necessità di sangue incombe prepotentemente nel quotidiano di ognuno di noi. Ovvero.

La mancanza di sangue non può essere vissuta come un problema di altri.

Come un qualcosa che riguarda altri. No.

Riguarda tutti, e, avere degli spazi pubblici all'interno della carta stampata e radio-televisivi, significa arrivare anche all'interno dell'io di tutte quelle persone che - pur essendo in grado di donare - non riescono ad avere quelle notizie che spesso gradirebbero avere.

L'unione matrimoniale e la mescolanza di stirpi tra la divulgazione associativa, inserito in un contesto dove solo la TV arriva, significa aumentare quelle potenzialità donazionali che diversamente rimarranno nell'oblio del nulla.

L'impressione, come associazione, di avere la lebbra nel momento in cui anche uno scritto associativo viene cestinato da chi non dovrebbe avere nessuna remora nel pubblicarlo, denota un menefreghismo tale da far venire i brividi a coloro i quali (inteso come donatori di sangue attualmente operativi) della scelta della vita altrui ne hanno fatto un valore aggiunto alla propria esistenza terrena.

Non bisogna sempre e solo guardare al lato economico del momento.

Bisogna anche che ci siano degli spazi per poter far veicolare il messaggio della donazione come momento di medicina preventiva.

E' chi, oltre gli organi citati, potrebbero ampliare e occupare questo spazio vitale?

Credo soltanto la nostra presenza continua sul territorio che rimane, comunque, molto debole se si pensa a che cosa si potrebbe fare con l'aiuto giornalistico.

Certamente, un forte numero di donatori nuovi che ci farebbero arrivare a l'autosufficienza sanguigna di cui tanti e tutti abbiamo bisogno.

Donare sangue è un DOVERE.

Ricevere una sacca di sangue è un DIRITTO.

Vedi anche: Un caffè e un cornetto

tutti pazzi per la Civita

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