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Ci sarà il rispetto degli accordi?

di Tullio Parlante

Dopo l'incontro a La Valletta tra Malta-Italia-Francia e Germania, pare che l’unica certezza ottenuta sia quello che chi arriva in Italia o a Malta arriva in Europa.

A partire dal ns Ministro dell'Interno dott.ssa Luciana Lamorgese, ce un'esultanza tale che non si sa fino a che punto trovi accoglimento.

Addiritura, l'ex Ministro Marco Minniti, arrampicandosi sugli specchi, parla di un buon primo passo quando si stabilisce che ci sarà una rotazione di porti di sbarco per l'accoglienza.

Ma, abbiamo capito bene se diciamo che la rotazione non è obbligatoria?  Credo di si.

Quindi, ciò significa che continueranno - come hanno fatto prima del governo giallo-verde - a sbarcare sempre e solo sul territorio italiano.

Questo, dai signori della sinistra, significa aver ottenuto un qualcosa? Questo significa che qualcosa comincia a muoversi in Europa? Utopia salassiana.

D'altronde, possiamo forse dimenticare che qualora l'Europa devesse concedere qualcosa a l'Italia, credo che sommessamente si possa dire che tutto ciò è una conseguenza naturale delle imposizioni dell'allora ministro Salvini, il quale, con il suo modo di fare fece capire che l'Italia aveva tutto il diritto di dire la sua su tutto ciò che riguardava gli arrivi.

In un contesto politico, dove tutti contro tutti cercano di mantenere in vita degli ideali che col tempo molti di loro sono stati sorpassati, non si può non tenere in considerazione che dovrebbe essere sempre il cittadino a decidere le sorti della propria esistenza. Certo.

Essendo in una democrazia parlamentare, non si può andare al voto ogni anno, ma e pur vero che quando le differenze politiche sono alla pari metà, non si può affidare un governo a chi le elezioni - comprese anche quasi tutte le amministrative - le ha perse in modo lampante.

Non si può riaffidare la guida di un governo a chi nell'agenda ha solo e solo il passaggio dello ius-soli.

Il Paese ha bisogno di altre priorità.

Anche perché i signori della sinistra, identificati come radical-chic, devono cercare in tutti i modi di compensare quelle perdite di voti - di votanti che li anno abbandonati non credendo più nelle politiche di sinistra - che potranno "forse" recuperare da tutte quelle persone che riusciranno ad ottenere la cittadinanza italiana.

Si fà fatica credere che questo modello di politica possa o potrebbe essere un buon segnale per chi ha ancora un barlume di spazio mentale da dedicare alla politica attiva.

Se il popolo decide di avere la guida di un partito anziché l'altro, se le cose non sono andate come promesso, dopo cinque anni si cambia.

Ma i programmi devono essere spiegati e specificati prima non durante il percorso accademico di soluzioni alternative che non si riconoscono più in quello che andava fatto inizialmente.

Ma, al contrario, si sentono legittimati a porre all'attenzione del Parlamento cose che non erano in calendario iniziale, allorché fu messo in piedi il primo Conte.

Così facendo, si va sempre contro il volere del popolo che - comunque sia - rimane sovrano, e, prima o poi si andrà di nuovo a votare, con l'amarezza di dover fare i conti con nuove norme che "probabilmente" la parte maggiore del Paese non voleva.

E' questa nostra cara democrazia la definiamo tale?

tutti pazzi per la Civita

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