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Si può avere ancora il diritto di decidere?

di Tullio Parlante

Il momento in cui un Sindaco chiede di partecipare all'organizzazione culturale della propria città, considerando che ha tutto il diritto di poter dire o non essere d'accordo su degli invitati della direttrice artistica, non credo dica un'asinata.

Non credo che ci possa essere del razzismo politico nell'affermare che la partecipazione degli ospiti debba avere un altro interlocutore oltre alla direttrice artistica.

Un primo cittadino ha il sacrosanto diritto di far partecipare a eventi sul proprio territorio personaggi che hanno una certa qualità artistica e culturale.

Per cui, se il Sindaco dell'Aquila ha ritenuto opportuno fare questa verifica e questa considerazione nell'avere il diritto di poter decidere chi deve presenziare sul territorio da lui rappresentato (solo per ricordare che un Sindaco viene eletto dai propri cittadini che vedono nel suo modo di fare politica ciò che farebbero tutti coloro i quali gli hanno dato il mandato fiduciario)

Adesso entrano in scena anche i "famosi" pezzi da novanta del PD che si schierano (senza mai avere avuto ombra di dubbio) a spada tratta a favore della direttrice.

In un Paese democratico, premesso che ci viviamo ancora senza le imposizioni della casta dei radical-chic, le decisioni di eventi che coinvolgono la collettività, che hanno un certo rilievo regionale se non addirittura nazionale, non può o non dovrebbe essere preso da una sola persona.

Al contrario.

Le sinergie di più attori per l'ottima riuscita dell'evento, diventa un vero momento di confronto tra parti che la potrebbero anche pensare diversamente.

Ora, buttare la croce addosso al Sindaco è alquanto surreale, sgradevole e vergognoso.

Oltretutto non reggono neanche le opinioni di questi personaggi politici che non sanno neanche dove si trova il nostro meraviglioso e storico capoluogo di regione.

La caduta di stile dei rappresentanti del PD e di tutti coloro i quali sono convinti che a sbagliare sono sempre gli altri, denotano un surreale momento di pura tragicità o comicità che mette solo in evidenza lo stato di smarrimento culturale che anima le false promesse iniziali.

Che i grandi appartenenti alla famiglia dell'alta nobiltà dei radical-schic se ne stiano rinchiusi nelle loro gabbie dorate dei palazzoni romani e lasciano ai primi cittadini la possibilità di fare quello che la naturalità delle cose richiede. Ovvero.

Avere lo stesso diritto di intervento nel favorire la presenza sul proprio territorio di personaggi che potrebbero anche risultare sgraditi a una parte di popolazione.

Può o potrebbe sembrare irrilevante, ma questa si chiama democrazia.  

tutti pazzi per la Civita

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