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Il messia in terra, da chi è rappresentato?

di Tullio Parlante

Sarebbe dovuto già succedere tempo addietro lo stacco della spina a questo governo, ma, comunque la fine di questo strano binomio ha cessato di esistere.

Per la prima volta abbiamo avuto un governo contrattuale che per portare avanti quattordici mesi di legislatura ha faticato non poco nel rispetto di quella stipola di lavoro sottoscritto dai due rappresentanti che avevano preso più voti nell'ultima tornata elettorale. 

Tra alti e bassi. Più bassi che alti, siamo arrivati al capolinea.

Che succederà ora? La cosa più semplice del mondo politico italiano.

Chi ha perso le elezioni, mandati a casa dagli italiani tramite l'uscita dalla porta principale, ora, rientrano dalla finestra come un ladro di cabine elettorali. 

Dal momento in cui la sopravvivenza dei giallo/verde non era più motivato nello stare insieme, visto che troppe cose li separavano, l'unica certezza e soluzione sarebbe e dovrebbe essere quello delle urne.

Chiedere agli italiani da chi vogliono farsi rappresentare e guidare per i prossimi cinque anni. 

In un Paese normale funziona così.

Da noi, purtroppo, le cose vanno diversamente.

Tecnicamente, ancora per tre anni e mezzo "si spera vivamente di sbagliare" dovremmo avere un Governo pastrocchiato composto da M5S+PD+LEU nel non rispetto della volontà popolare.

Ma due di questi soggetti politici - PD/LEU - non sono stati mandati a casa?

Il terzo, sapendo che dopo i pasticci e i no non ricombineranno nulla, la domanda che sorge spontanea è: ma che male ha fatto l'elettore per meritarsi questa carrellata di orrore e pessimo gusto politico che "eventualmente" dovrà formarsi?

Il popolo merita rispetto a tal punto da essere in grado anche poter bisbigliare la strada maestra da seguire, che è quello del normale proseguimento dello scioglimento delle camere e indire la data delle elezioni senza danneggiare sia i conti che altro.

Quella parte politica di arroganti e presuntuosi che insistono nel proseguo del Governo, altro non vogliono che solo quello di mantenere la poltrona conquistata a colpi di ciucciaggine. 

Andare, e continuare ad andare contro il volere del popolo - evidenziando a più riprese che sono solo loro che devono decidere il come e il perché - non è un atto democratico, al contrario, diventa una sfida dove il popolo da arbitro potrebbe diventare protagonista assoluto nella condivisione di logiche che prima o poi saranno portate all'attenzione della collettività.

E, chi pensa che quel giorno l'elettore ha dimenticato, sbaglia.

tutti pazzi per la Civita

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