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Non c'è due senza tre? Mahhh...

di Tullio Parlante

La storia di Amanda Knox, insieme alla vecchia (solo perché sono passati tanti anni) storia del trancio del cavo di una teleferica da parte di un aereo pilotato da americani, dove trovarono la morte decine di persone, riportandoci alla mente il disgusto di certe sentenze, adesso si spera vivamente che dopo il fatto di Roma non si verifichi la constatazione di quel vecchio proverbio citato in appendice.

Quando si analizzano la drammaticità di questi fatti, e si accetta - comunque a prescindere - l'esito della sentenza, viene spontaneo dire o pensare che spesso la non accettazione di una severa condanna non dipende dal fatto di essere forcaiolo o altro, ma ciò viene fuori da un'analisi di constatazione di fatti che mette il comune cittadino difronte a situazioni entro i quali, alternativa a una riduzione di pena o allo sconto della stessa presso un altro Stato non può o dovrebbe essere preso in considerazione.

Alcune volte, vedere la Giustizia arrampicarsi sugli specchi, motivato forse - probabilmente da accordi politici che vanno al di là del pensiero del comune mortale, crea uno stato d'ansia verso cui l'accettazione di quello che avverrà a sentenza finale, il più delle volte, lascia basito il comune uomo di strada.

Considerando che chi è stato colpito a morte non tornerà più tra i vivi.

Per cui, il reo confesso, non dovrebbe avere la possibilità di non pagare fino alla fine dei suoi giorni l'efferato omicidio commesso. 

La Giustizia, parte integrante del nostro sistema democratico, ha un forte bisogno di riappropriarsi del suo spazio sentenziale.

Di quel concetto di condanna proporzionato al delitto commesso.

Non v'è dubbio che a certi livelli della nostra società si respira un'aria malsana. 

Tuttavia, in certi momenti della quotidianità, il vissuto di esperienze avverse alle condizioni di elementare progresso comunicativo all'indirizzo di un sistema che dovrebbe non avere perdite d'acqua, impone a ognuno di noi di non essere preso dalla voglia di vendetta, ma dalla sola e sola voglia di giustizia.

In questo contesto, dopo tutto quello che si è detto e scritto, per il rispetto che dobbiamo a questo uomo delle istituzioni che ha pagato con la vita la sua grande professionalità, 

si spera vivamente che questo delitto non rimanga impunito e sospeso nelle more di accordi trasversali che non hanno nulla da dividere con l'opinione pubblica se non quello di una corretta e doverosa sentenza.

Siamo - ancora - convinti che i valori della giusta Giustizia esistono e sono parte integrante del nostro concetto del vivere democraticamente.

Per cui, una giusta pena rispecchia un giusto valore di mera compensazione della perdita di una persona cara.

tutti pazzi per la Civita