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Forti dubbi permangono all’orizzonte!

di Tullio Parlante

Anche se con ritardo, credo, sarebbe il caso di tornare sull'argomento che ha appassionato milioni di italiani.

Ovvero, il salto mortale triplo della capitana tedesca all'indirizzo del "me ne frego" delle leggi italiane. Dopo aver digerito, per più settimana, tutte le notizie provenienti dai vari quotidiani che tifavano tanti per la capitana e pochi per l’applicazione della legge, viene sempre il dubbio - che non si riesce mai a diramare – del perché un giudice stabilisce una sentenza e un altro lo annulla.

Premesso che tutta questa storia ha un solo risvolto, che è quello politico dove la narrazione di tutte le parti in gioco deve o dovrebbe partire sempre dal presupposto che, piaccia o meno, attualmente abbiamo un governo che decide diversamente da quello che prima di loro aveva aperto le porte della nostra penisola a chiunque avesse voglia di traversare il mediterraneo.

Non v’è dubbio che la visione politica diversifica in modo oggettivo allor quando si tratta di racimolare qualche voto, ma nel caso specifico, considerando che i presupposti dei rappresentanti della sinistra continuano a dire che dopo 14 giorni dovevano sbarcare, quello che rimane non accettabile, all’indirizzo di tutta questa storia, e che in 14 giorni si poteva andare in qualunque porto europeo e far scendere a terra tutto il bagaglio umano senza coinvolgimento alcuno, soprattutto all'indirizzo del nostro Ministro degli Interni.

D'altronde, se pensiamo per un attimo che rappresentanti delle nostre istituzioni democratiche erano a bordo di quella barca - significativamente - hanno stabilito (rifacendoci al detto che chi tace acconsente) che la forzatura di norme democratiche rientravano in un contesto di pura normalità, viene spontaneo dire: ma di che cosa stiamo parlando.

Quando il popolo sovrano, padrone del proprio voto personale, è chiamato a esprimere un parere politico verso un partito, quello che poi viene fuori dalle urne, è, tassativamente, il modello da seguire per i prossimi cinque anni. 

La narrazione nel poter asserire che quello che dico io è giusto, è quello che dicono gli altri è sbagliato, denota la non accettazione di quel modello istituzionale che la maggioranza ha deciso di mandare a casa.

La vera democrazia parlamentare, per far sì che la stessa continui nel suo democratico percorso, si alimenta del rispetto delle regole.

Diversamente, si rischia di ricadere in quell'oblio di pessima governance che potrebbe (il condizionale è d'obbligo) alimentare focolai di pessimo gusto democratico laddove si impantana quell'orgoglio umano nel non accettare i risultati della cabina elettorale.

L'essenza stessa della democrazia impone il rispetto delle regole, e, laddove un giudizio diventa opposto alle stesse, per mera visione diametralmente opposta da parte di un altro rappresentante delle istituzioni, non v'è dubbio che qualche domanda "forse" ce la dovremo porre.

Anche perché, i dubbi fanno parte del nostro essere umani.

tutti pazzi per la Civita

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