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La professionalità è il vero talento giornalistico!

di Tullio Parlante           

La differenza tra giornalisti professionisti sportivi e quelli di cronaca politica è che i primi – anche se tifosi di una squadra e certamente ognuno ha la propria squadra del cuore – non mettono quasi mai in evidenza la loro appartenenza a un credo sportivo quando illustrano le telecronache sportive.

I secondi, sono quelli che fanno - vivaddio non tutti - politica attiva nel momento in cui hanno la possibilità di poter esprimere una propria opinione personale e oltre.

La caratteristica del cronista dovrebbe essere quella che pone all’attenzione dei lettori il racconto del momento, non cavalcare la propria idea politica – evidenziandola a più riprese - sul fatto che non si condivida una linea politica.

Il giornalista prende lo stipendio per raccontare la dinamica dei fatti che sta vivendo in diretta, non per esprimere la propria opinione in merito alla condivisione o meno di ciò che sta accadendo.

Certe scelte, si possono non condividere, ma il vero professionista della comunicazione, deve rimanere immune a certe logiche di puro atto politico che va nella direzione opposta a quella che è realmente una opinione al servizio della collettività.

I governi cambiano, ma le abitudini di una parte di rappresentanti della carta stampata, rimangono sempre aggrappati a quel credo politico che oltre lo stesso ce o ci dovrebbe (il condizionale diventa d'obbligo) essere solo il nulla.

L'importanza della comunicazione, deriva anche da un modello di partecipazione e locuzione a momenti televisivi entro la quale non si dovrebbe minimamente evidenziare certe fratture di base in contrapposizione alla propria visione politica.

D'altronde, bisogna anche dire - senza remora alcuna - che al di là della difficoltà nell'intraprendere la carriera giornalistica, se non si ha (purtroppo) un'appartenenza editoriale che evidenzia un modello di politica soggettiva, diventa impossibile cercare di entrare nel mondo della carta stampata.

Se questo modello di ragionamento porta ad avere dei dubbi, basta seguire la maggior parte dei salotti televisivi - sia nazionali che privati - per rendersi conto di quanta cattiveria sprigiona le domande dei conduttori o delle conduttrici rivolte all'indirizzo di un ospite o di un politico che non abbia la stessa tiratura di opinione politica.

Non funziona così.

Il vero giornalismo dovrebbe essere condotto in maniera lineare, senza considerazioni personali e di parte. Che piaccia o non piaccia, il mondo gira così. Si vince e si perde.

Tuttavia, non bisogna dimenticare che esiste un terzo modello giornalistico, all'interno del quale, esiste una grande e maggiore libertà di pensiero e di espressione, dovuta al senso di responsabilità oggettiva, che coinvolge in prima persona colui o coloro i quali, non dovendo dipendere da nessun padrone che detta le linee editoriali, si sentono in dovere di scrivere quello che la quotidianità riflette e pone all'attenzione di quanti chiedono che certe cose potrebbero andare diversamente da come vanno.

Senza guardare al colore politico del momento.

I giornalisti pubblicisti. Instancabilmente, questi, esercitano il vero racconto di cose che "stranamente" vengono riportate diversamente da come si sono verificate. Non sempre ciò accade.

Ma il più delle volte, si fa fatica ad accettare una narrazione distorta del momento.

tutti pazzi per la Civita

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