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Il paese Italia ha le idee chiare!

di Tullio Parlante

Che cosa deve ancora succedere – politicamente parlando - per capire che il popolo italiano non ne può più dei no e dei ni?

Ci voleva questa tornata elettorale europe(ist)a per farci rendere conto che con le offese e le provocazioni non si va da nessuna parte? Il Paese ha bisogno di ripartire.

Di ricominciare a sperare e credere in questo soggetto politico che si chiama Lega, e che a oggi, con i numeri europei confermato, ha le carte in regola per poter ripartire con le promesse fatte in campagna elettorale.

Non bisogna essere un politologo o una grande firma giornalistica (rimanendo comunque attaccato a grandi dubbi nel sentirli comiziare all'interno dei salotti televisivi questi scienziati della comunicazione) per capire che se non si dà uno scossone economico a questa nazione non se ne viene fuori.

Il popolo è sovrano. Esso è quello che decide da chi essere governato.

Per cui, tutto questo fango che ingoia e coinvolge tutto e di più, altro non fa che aumentare ancora quegli squilibri politici che animano l'attuale modello culturale, inteso come aggregazione verso una frangia politica.

Inutile continuare a sentire questi radical-chic che nella loro continua evoluzione politologogista sono convinti che oltre il loro ragionamento politico, non ve nulla che il deserto dei barbari. 

Dopo quindici mesi di attesa si può anche cominciare a criticare, purché la critica sia costruttiva non distruttiva al punto tale da mettere qualunque cosa fatta (anche se poco) nel tritacarne dell'odio politico. 

Non v'è dubbio che "anche" l'inesperienza politica, ovvero la diversità tra lo stare all'opposizione e avere il comando dopo nel fare le cose, abbia avuto il suo peso, non significa che una parte di chi ci governa debba sempre dire il contrario di tutto anche sulla prosecuzione di opere già cantierate e con la copertura economica.

Se insistere su una motivazione non privilegiata, ma che affronta una situazione emergenziale per lo stato attuale in cui versa il nostro Paese, non la si può giudicare senza fondamento illustrativo del momento.

Non si può sempre dare del populismo a chiunque non condivide una tesi abbastanza discutibile.

Nella scelta, quindi nell'ultima scelta, chi si è recato alle urne, aveva le idee chiare su chi meritava il segno di croce sulla scheda elettorale.

Non credo che milioni di italiani siano dei somari perché hanno votato la Lega.

Presumibilmente, è stato votato una forma di cambiamento che deve avere il suo tempo per poter accedere all'interno delle promesse fatte.

Tuttavia, non bisogna mai fare considerazioni illuminate all'indirizzo di chi non condivide una tesi politica che nel percorso storico della nostra Repubblica, ha creato non poche buche che oggi "faticosamente" vanno sistemate.

Per costruire una casa ci vuole tempo e denaro.

Per abbatterla, ci vuole poco tempo, e anche denaro.

tutti pazzi per la Civita

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