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Nell’offesa, esiste forse la verità?

di Tullio Parlante

Nella lettura della nota di risposta a Matteo Salvini da parte della scrittrice Michela Murgia si intravede un carico di arroganza mistificatoria nell’elencare tutto ciò fatto prima di arrivare al successo nell’argomentare la sinossi dei curriculum all’indirizzo del nostro Ministro degli Interni. 

Premesso che la maggioranza di chi vota e chi rappresenta il centro sinistra alla parola loro indirizzata, come radical chic e snob, saltano sulla sedia in modo “offensivo”, non si riesce più a sopportare questo vomito continuo all’indirizzo di un rappresentante dello Stato che sta facendo solo ed esclusivamente gli interessi di questa Nazione che ingloba anche chi non la pensa come lui. 

Questa accozzaglia di individui che continuano ad insultare chi non la pensa come loro, si devono o si dovrebbero solo vergognare di scrivere che chi vota altri partiti ha bisogno di far lavorare le cellule cerebrali per non sbagliare all’indirizzo di voto.

Continuare ad evidenziare la scomparsa dei 49 milioni di denaro pubblico, denota una privazione totale di argomenti, oltre a una situazione di demenza senile nel ricordo della gestione della Lega Nord con a capo certamente non Matteo Salvini. 

La stessa, nel trascrivere la propria storia, partendo dal nulla per arrivare poi a diventare una scrittrice di successo, denota un insignificante momento di gloria che mai avrebbe avuto se non avesse usato come oggetto il nostro Ministro degli Esteri.

Denigrare chi la pensa diversamente, significa non avere argomenti validi per sostenere una tesi di concretezza reale nell'analisi del riscontro negativo che ha imposto a questo nuovo governo di nascere.

Offendere, criticare qualunque cosa venga fatto, facendo riferimento a una distorsione sillabale del momento, denota una pura ipocrisia nell'ammettere che nella vita non occorrono solo i titoli per poter cercare di fare cose propositive all'indirizzo della collettività, ma può servire anche la mole d'esperienza e un linguaggio appropriato nel calendarizzare le cose e cercare in tutti i modi di portarlo a compimento.

La natura stessa dell'uso del linguaggio sproporzionato, denota una poca libertà culturale che neanche il tempo ha permesso che non venisse mistificata.

La demenza senile, è una malattia che il più delle volte si manifesta con avanzata età.

Non possiamo e dobbiamo abbinarla a un fenomeno culturale democratico che permette di demonizzare tutto e tutti solo perché uno ha i titoli per poter avere il diritto di dire la sua e sparlare degli altri.

Continuare a battere sempre lo stesso chiodo, a lungo andare, si diventa noioso verso anche coloro i quali vedono in queste sfide culturali un momento disgregante nel cercare di mettere in difficoltà chi nella vita ha avuto un percorso diverso da chi ha studiato lavorando. 

Ciò che ognuno di noi ha fatto nella propria vita, che rimane ricchezza oggettiva all'interno di questa società per la quale "forse" ha dovuto anche modellare il suo modo di essere, deve o dovrebbe essere propulsore di nuove spinte anche verso coloro i quali non riescono a capire il significato di appartenenza comune all'interno di un sistema che da opportunità a tutti coloro i quali sono e saranno in grado di gestire il proprio modo di essere parte integrante del vero concetto di appartenenza democratica all'interno di una istituzione che gratifica chi riesce e "penalizza"  i liberi pensatori che guardano dall'alto verso il basso tutti coloro i quali nella vita hanno raggiunto dei traguardi possibili. 

Se sono bravo, laureato, intelligente etc...etc... me lo devo tenere per me.

Non devo essere io a dirlo, ma gli altri, che sono i giudici del mio essere protagonista o meno all'interno di un sistema.  

tutti pazzi per la Civita

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