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La sentinella dell’altruismo: l’arma dei carabinieri!

di Tullio Parlante      

Presi da questo momento di sconforto e di tristezza surreale, se si pensa che il reo in questione era stato condannato in attesa dell’appello, nella tragica costatazione di questo miserevole atto all’indirizzo di un servitore dello Stato, non possiamo che essere vicini alla sua compagna che aveva già preparato tutto per poter convogliare a nozze con il Suo maresciallo Vincenzo.  

Siamo tutti addolorati e arrabbiati nel dover piangere ancora una volta una persona con la divisa. Addolorati perché il sogno della sua vita non si è potuto realizzare e perché in giovane età (47 anni) è stato costretto ad abbandonare questa valle di lacrime per causa non di un amaro destino che l’ha strappato alla quotidianità della vita, non perché si è trovato al posto giusto (come imponeva la sua professionalità) ma perché vi si è trovato nel momento sbagliato, anche se più di qualcuno avrà il suo modello di spiegazione al fatto, magari dicendo: ma era il proprio dovere che gli obbligava a stare dove è stato barbaramente ucciso.

Arrabbiati perché ancora una volta la certezza della pena si trovava o l’avevano, come spesso succede, mandato altrove.

Non si può rimanere insensibile al cospetto di questo ennesimo vergognoso fatto umano che coinvolge chi ha dedicato la propria vita alla salvaguardia della comunità.

Non si può non mortificare il nostro dolore, inteso come collettività che ama profondamente i valori tradizionali dell'Arma dei Carabinieri, quando tutto ciò viene ricondotto a una fatalità che non doveva avvenire se la magistratura avesse fatto il suo normale corso. 

Il popolo comincia ad essere stanco di questo modello di società che, in virtù del troppo perbenismo e buonismo, sta calpestando l'orgoglio di tante persone che hanno vissuto nel pieno rispetto delle regole e dei valori democratici.

Non si può più assistere a questo vergognoso gioco delle tre carte che coinvolge la razionalità del normale a fronte dell'indulgenza di leggi che hanno le maglie della condanna troppo larghe.

Le regole vanno rispettate.

Chi decide di stare fuori da esse, non deve avere assolutamente gli sgravi fiscali per poter "eventualmente" ricominciare.

Tuttavia, considerando che l'errore umano è sempre dietro l'angolo, quando si parla di svista amministrativa giudiziaria, la portata della stessa non ha la stessa valenza di un documento d'ufficio rimediabile. Ovvero.

Facciamo fatica ad accettare e digerire come errore un qualcosa che doveva tenere dietro le sbarre o agli arresti domiciliari un personaggio arrogante che aveva già violentato la parola all'indirizzo del maresciallo, minacciandolo. 

Se nel riannodare i fili di questo merletto umano si fosse tenuto in considerazione le semplici accortezze che meritano atti delicati, come quelli della Magistratura, forse oggi Vincenzo sarebbe con noi a festeggiare l'imminenza del suo matrimonio, e noi non staremmo ancora una volta a chiederci: perché devono succedere queste cose?

 tutti pazzi per la Civita

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