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Ma esiste una verità? O più verità?

di Tullio Parlante

Ma i giudici della Suprema Corte di Cassazione, che hanno emesso la sentenza di annullamento del risarcimento da mille euro nei confronti di un professionista che viaggiava da anni sui treni di Trenitalia da Piacenza a Milano, hanno mai preso un treno di pendolari?

Grossi dubbi sussistono.

D'altronde, non bisogna viaggiare - basta vedere i reportage televisivi - per rendersi conto in che stato di disagio sono costretti a viaggiare quotidianamente tutte le persone che si recano fuori per lavoro.

Tuttavia, la considerazione di questo malcontento ferroviario viene fuori da una constatazione di prove accertate da un giudice che emette una sentenza, quindi riconoscendo le motivazioni per cui ce stata la richiesta di risarcimento all'indirizzo di un fatto valido a suffragio della richiesta economica fatta dall'interessato, perché sempre un altro giudice deve smentire l'accettazione della prima sentenza?

L'organo giudicante è composto da persone che devono avere grande equilibrio nel giudicare atti e fatti che comportano condanne o assoluzioni dei casi.

Non è possibile che due modelli di sentenze siano disallineate - nell'avere un'unica ragione - di fronte a un caso lampante come quello di viaggiare su vagoni scomodi, sporchi e, soprattutto, senza mai rispettare l'orario di arrivo di destinazione.

Il colore nero è nero.

Chi lo vede di un altro colore o è daltonico o in malafede.

Siccome non possiamo assolutamente pensare che i giudici possano essere in malafede all'interno di un giudizio dato, non rimane altro che pensare a una svista.

Anche se poi una qualunque svista andrebbe rimodulata.

Annullare un risarcimento senza quantificazione di merito, pone dei seri dubbi di condivisione nel momento in cui un soggetto si sente ledere nel proprio diritto di cittadino.

Vero è che non possiamo far finta di non vedere e non sentire quando nel nostro quotidiano assistiamo a fatti che non seguono la logica del diritto-dovere.

Chi vive nel quotidiano e accerta che le norme basilari del vivere civile non corrispondono alla logica dei fatti, ha il diritto di evidenziarlo a chi di competenza.

E se non basta, rivolgersi all'autorità competente.

Diversamente, il comune cittadino si sente tradito nelle sue funzioni di "segnalatore improprio" laddove ce una carenza o una mancanza di reciproco rispetto. 

Rivedere certi aspetti giudicati sfavorevoli per uni e favorevoli per altri, denota un modello di democrazia che avvicina il cittadino alle istituzioni.

Perché, diversamente, allontanarsi dagli stessi diventa facile. 

tutti pazzi per la Civita

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